martedì 20 febbraio 2018

All'Isolotto il primo progetto per il calcio ''senza barriere''

Obiettivo: portare in campo i ragazzi con disabilità intellettiva insieme ai normodotati. E' la prima esperienza del genere in provincia di Firenze
Calcio integrato - Un gol per il sociale Isolotto

Il campo principale dell'Upd Isolotto. Foto: Il Reporter - GC

Damiano ha la sindrome di Down, frequenta le elementari e il suo grande amore è il pallone. Babbo Pino desiderava che il figlio frequentasse una scuola di calcio, si è fatto avanti e l’idea è andata in rete. Da qui è nato un progetto pilota, il primo in provincia di Firenze. L’Upd Isolotto, 13 squadre e 300 fra bambini e ragazzi impegnati sul campo, da questo mese “convoca” nella sua rosa anche giovani atleti con disabilità intellettiva: per il 2016 i posti a disposizione sono dieci.

Possono partecipare giocatori junior dai 7 anni in su e non sono necessarie particolari conoscenze calcistiche. L’obiettivo è inserire, passo dopo passo, i ragazzi diversamente abili nei gruppi dei piccoli calciatori normodotati, per farli crescere fianco a fianco, creare un senso di squadra, divertire e allo stesso tempo eliminare le barriere e mettere fuori gioco i pregiudizi.

Calcio integrato, l'idea dell'Upd Isolotto

“La cosa bella è che eravamo tutti pronti: non c’è stato bisogno di convincerci della bontà del progetto, eravamo convinti della sua importanza fin dall’inizio”, spiega con un filo di emozione Gino Fantechi Materni, vicepresidente della società sportiva che, negli ultimi anni, ha aperto le porte a progetti legati al sociale.

Sulla panchina di “Un gol per l’inclusione sociale” (così è stato chiamato il progetto) siede un team di professionisti: una pedagogista, uno psicologo, un insegnante specializzato polivalente, uno psicomotricista, un fisioterapista e una schiera di istruttori e assistenti. Durante i primi allenamenti, ai calciatori in erba viene dato supporto motorio e tecnico, poi sono aiutati a entrare nei gruppi adatti al loro livello.

E il sogno, per il futuro, è anche quello di schierarli in campo durante i baby-tornei. “Non vogliamo solo far giocare i ragazzi  diversamente abili insieme a quelli normodotati – continua Fantechi – ma soprattutto creare inclusione sociale, coinvolgendo in questo processo le famiglie. Lo sport può essere un grande strumento educativo e di integrazione”.

L'esempio dalla Totti Soccer School di Roma

Per far partire il progetto, l’Upd Isolotto ha chiesto consiglio alla Totti Soccer School di Roma, scuola di pallone pioniera in Italia per quanto riguarda la partita del calcio integrato, e ha messo su un gioco di squadra insieme all’associazione fiorentina Trisomia 21 che si occupa di ragazzi con sindrome di Down, alla fondazione Artemio Franchi, al settore giovanile scolastico della Figc Toscana e alle commissioni Sport e Servizi sociali del Quartiere 4.

Per informazioni e iscrizioni è possibile mandare una mail all’indirizzo direzione.updisolotto@gmail.com.

19 gennaio 2016
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