lunedì 24 settembre 2018

Il pozzo di via Toscanella dove sguazzava la Gioconda

Per anni è rimasto un mistero dove fosse andato a finire l'antico pozzo di via Toscanella. E' tornato alla luce nel 2012. La sua storia nella rubrica de il Reporter firmata dagli Artusi
Luciano e Ricciardo Artusi
Pozzo via Toscanella Firenze

Il Pozzo Toscanelli in un disegno di S. Valentini

Via Toscanella deriva il nome già dal Medioevo, dall’omonima famiglia che qui aveva palazzo, giardino, case e pozzo. Demetrio Guccerelli nel suo Stradario Storico Biografico della Città di Firenze scrive:

Il nome di questa popolarissima straduccia di Oltrarno ricorda che nella vicina “via di Piazza” (oggi piazza Pitti) e nello sdrucciolo dei Pitti ebbero le case i Toscanelli, di antichissima famiglia fiorentina detta anche “del Pozzo” perché in vicinanza delle case trovatasi un pozzo pubblico.

Infatti, Via Toscanella, che dallo sdrucciolo dei Pitti sbocca in borgo San Jacopo, fi n dal 1282 fu appellata Via publica justa puteum Toscanelli, connotando da subito il nome di questa strada, proprio con la presenza del “pozzo” puteus, associato alla famiglia Toscanelli.

Il pozzo di via Toscanella

Il “pozzo” fu talmente noto e importante da essere aggiunto al cognome dei Toscanelli che si dissero, appunto, Dal Pozzo Toscanelli, e figura addirittura nel loro stemma, così descritto da Vittorio Spreti nella sua Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana: D’oro, al pozzo di rosso, sostenuto da due draghi di verde, alati, affrontanti e controrampanti, linguati di rosso, con le code attorcigliate e passate in croce di Sant’Andrea.

Certamente si trattava di un grande pozzo privato e pubblico alimentato dalla falda acquifera sotterranea proveniente copiosamente dalla sorgente sulla sovrastante collina di Boboli, e certamente situato nella proprietà della famiglia Toscanelli.

Tornando a parlare del pozzo dei Toscanelli, osserviamo il curioso toponimo della vicina via Sguazza, che potrebbe derivare proprio dallo “sguazzare” dei bambini e degli animali da cortile nelle pozzanghere create dall’acqua proveniente dal canaletto di scolo del “troppo pieno” del vicino pozzo di via Toscanella che, per la favorevole pendenza, scendevano appunto in via Sguazza a formare le pozze. Chissà se a sguazzare nell’acqua, certamente un po’ fangosa di questa pittoresca strada, non ci sia stata anche Lisa Gherardini, detta Lisa del Giocondo e, più popolarmente conosciuta come Monna Lisa.

La gentildonna fu ritratta nella Gioconda, commissionata a Leonardo da Vinci da suo marito, Francesco del Giocondo, infatti Lisa era nata proprio in via Sguazza il 15 giugno 1479. Sposata giovanissima fu, a sua volta, madre di sei bambini. Rimasta vedova si ritirò nel Convento di Sant’Orsola dove morì il 15 luglio 1542. A secoli di distanza Monna Lisa, ritratta nel celeberrimo quadro della “Gioconda” da Leonardo, è ancora l’opera più famosa del mondo.

Il mistero del pozzo scomparso

Per anni ricercatori e studiosi hanno cercato invano l’ubicazione dell’antico pozzo senza poterlo trovare in quanto coperto dopo che i Toscanelli lasciarono le loro proprietà. Probabilmente ai Ridolfi di Piazza si attribuisce, nel Trecento, la chiusura del pozzo, quando costruirono il loro palazzo in via Maggio, con l’estensione nel retrostante giardino che terminava con una loggia in via Toscanella.

pozzo via Toscanella Firenze - osteria

Ai giorni nostri l’interessante e inaspettata scoperta dell’esistenza dell’antico pozzo, è avvenuta grazie a Marco Conti e al ristoratore Fabrizio Roberto Gori, titolare della “Toscanella Osteria” i quali, durante i lavori di ristrutturazione del locale in Via Toscanella da adibire a ristorante, hanno scoperto l’esistenza del famoso pozzo, sapientemente riportato alla luce.

Il Conti scrive in un articolo intitolato Il pozzo dei Toscanelli, pubblicato sulla rivista L’Universo dell’Istituto Geografico Militare di Firenze n° 140 del 2012:

La scoperta risale ad alcuni mesi fa, quando sono iniziati i lavori di recupero estetico dell’antica Loggia dei Ridolfi. Fin dall’inizio del restauro della loggia, a chi scrive, si presentò subito il problema dell’eventuale rinvenimento dell’antico pozzo, sul quale si erano affannati nella ricerca gli storici in passato.

Un primo indizio è stato suggerito dall’allineamento della strada, che proprio nel punto
corrispondente alla loggia suddetta presenta un piccolo slargo, e tale caratteristica è riscontrata anche nelle antiche piante della città, in particolare nella pianta di Stefano Buonsignori, disegnata nel 1584, dove il tratto di stradale interessato al pozzo, presentando un maggiore spazio fa presumere come ancora, alla data, il pozzo fosse di uso pubblico. E’ stata grande la sorpresa quando, rimosso il
pavimento della loggia, è venuta in luce una lapide o tombino in pietra, che nascondeva i resti di un pozzo.

21 ottobre 2017
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