venerdì 22 febbraio 2019

In Toscana i nonni 'battono' le tate

Una ricerca di Umanapersone e Ipsos fa il punto sui bisogni delle famiglie toscane con bambini, con disabili o anziani non autosufficienti
Redazione
Nonni baby sitter Toscana

In Toscana i nonni “battono” di gran lunga le baby sitter, 7 a 2: per accudire i bambini le famiglie preferiscono nel 77% dei casi i primi, mentre per il 22% cercano delle tate e lo fanno principalmente grazie al passaparola tra amici e genitori. Mamma e papà sono poi interessati a occasioni in cui trovare supporto e suggerimenti per problemi legati al comportamento e all’apprendimento dei piccoli.

Sul fronte dei non autosufficienti, 2 famiglie toscane su 5 si affidano a una badante, che nella maggior parte dei casi viene individuata grazie al consiglio di parenti, conoscenti e persone nella stessa situazione.

Sono alcuni dei risultati emersi dalla ricerca di UP Umanapersone e di Ipsos intitolata “I bisogni di welfare delle famiglie con necessità di cura conclamate”, presentati a Firenze durante il convegno annuale della rete UP Umanapersone, che raccoglie 13 cooperative sociali affiliate a Legacoop Toscana. L’indagine ha preso in esame famiglie con bambini da 0 a 10 anni, famiglie con anziani non completamente autosufficienti e nuclei familiari con disabili, grazie a 205 interviste effettuate nel settembre 2017.

I bisogni delle famiglie toscane

Secondo la ricerca nelle famiglie con bambini, la gestione dei figli crea difficoltà molto spesso nel 21% dei casi, qualche volta nel 59% dei casi. Quasi la metà Il 48% del campione esprime la necessità di supporti economici, di una maggiore elasticità degli orari di entrata e di uscita da scuola o dall’asilo e procedure più snelle per l’iscrizione al nido.

Le famiglie con anziani non completamente autosufficienti o con disabili cercano supporto e orientamento soprattutto grazie alle strutture tradizionali: prima di tutto dal medico di base, seguito dall’Ausl e dall’ospedale, mentre i soggetti del Terzo Settore sono citati solo da una minoranza (anziani 5%; disabili 9%): questo in virtù, secondo quanto emerge dalla ricerca, della preferenza per una struttura pubblica (quasi un terzo dei casi), ma anche della mancata conoscenza che le cooperative sociali offrissero servizi di questo tipo (circa un quarto dei casi).

“Da sempre lavoriamo con gli enti pubblici, che tuttora rappresentano i nostri principali interlocutori – afferma Marco Paolicchi, responsabile delle cooperative sociali di Legacoop Toscana -. Oggi però le cose stanno cambiando e la domanda di servizi privati è diventata qualcosa con cui le cooperative sociali sono chiamate necessariamente a confrontarsi. E devono farlo senza perdere di vista il rispetto delle regole e dei valori, la difesa della legalità e con una profonda attenzione ai bisogni dei territori. Senza questi elementi non ci può essere vera innovazione sociale”.

“L’ampliamento dei bisogni e la contrazione di risorse pubbliche chiama la cooperazione sociale a confrontarsi con mercati differenti – sostiene Eleonora Vanni, presidente nazionale di Legacoopsociali -. L’elemento qualificante per noi rimane l’integrazione fra soggetti e risorse pubbliche, private e del privato sociale, finalizzate alla reale esigibilità dei diritti sociali e di salute dei cittadini”.

21 novembre 2017
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