lunedì 19 febbraio 2018

Ninjaz: l'hip hop e il rap toscano targato Numa Crew

Un po' rapper, un po' writer (è suo il super murales vicino alla Fortezza da Basso): abbiamo incontrato Ninjaz, che ha appena esordito con il suo primo lavoro da solista, 'Showgun'
Giulia Luchi
Ninjaz

Foto di Roberto Graziano

Avete presente il murale Leda e il cigno che costeggia la Fortezza da Basso lungo il viale Filippo Strozzi? Bene, è opera Vincenzo di Martino, in arte Ninjaz (realizzato nel 2012 insieme a BUE2530, in seguito alla vincita del concorso indetto dal Comune di Firenze) e potete trovare in giro per la città molti altri suoi lavori.
 
Ninjaz però non è solo un writer ma anche rapper del collettivo tutto toscano Numa Crew, una delle poche realtà fiorentine hip hop che sono riuscite a uscire dal panorama locale raggiungendo importanti festival e iniziative in Italia e all’estero.
 
Ninjaz campano di origine ma nato e cresciuto a Firenze, ha appena esordito con “Showgun”, primo lavoro da solista uscito lo scorso 7 dicembre e finanziato da Toscana100Band, progetto promosso dalla dalla Regione Toscana allo scopo di valorizzare i talenti locali. Un disco che fonde sonorità inglesi e filosofi a giapponese. L’album segna il debutto dell’etichetta GRIMEIT dedicata ai suoni urbani dal sapore italiano.
 
Quale è il tuo percorso musicale? Da dove nasce la tua passione per il rap?
Ho iniziato a rappare all’età di 17 anni, tutto è iniziato come un hobby, un’altra delle mie passioni da sempre è il disegno, facevo e faccio ancora graffiti (da quando avevo 13 anni), diciamo che è ciò che “mi dà da mangiare”. Da lì sono entrato in contatto con la scena hip hop e nel 2005 abbiamo formato Numa Crew, un collettivo di produttori, dj e mc orientato all’ambiente clubbing uk.
 
Chi sono le tue fonti di ispirazione?
Sono fondamentalmente un autodidatta, quindi per me negli anni della formazione è stato molto importante rubare con gli occhi da quello che vedevo intorno a me. Inizialmente mi sono ispirato molto al rap italiano e ad artisti come Killa Kat, Sud System, Brusco, Clementino. Poi ho proseguito con uno sguardo verso il panorama internazionale: dubstep, drum and bass, grime. Tutti stili musicali che fino a poco tempo fa non erano ancora arrivati in Italia.
 
Cosa significa per te essere parte di Numa Crew?
Numa Crew è una sorta di squadra dove ognuno porta le sue peculiarità e individualità. La crew è una parte importantissima della mia vita e del mio percorso musicale, la definizione di solista mi va un po’ stretta, Showgun infatti è il risultato non solo del mio lavoro ma anche e soprattutto di quello di tutta la crew.
 
Come mai il titolo dell’album è Showgun? Quale è il concept dell’album?
Showgun è una selezione di tutto il mio lavoro, sono dieci pezzi del repertorio che da anni eseguo durante i miei live con Numa Crew. Le tracce di cui si compone rappresentano da un lato la ricerca tecnica e metrica, mentre i testi raccontano la vita normale di un ragazzo di quartiere e del suo punto di vista sulla società e sulla politica. La parte giapponese non è nient’altro che il tema grafico e rappresenta una continuità stilistica, dato che la storia e i personaggi del Giappone hanno sempre fatto parte del mio percorso come writer, a partire dal nome d’arte che mi sono dato.
 
Quali progetti per il futuro? Sogni nel cassetto?
Spero che la musica diventi il mio mestiere a 360 gradi, sempre a fianco di Numa Crew.
 
Dove possiamo trovarti prossimamente?
Il 9 febbraio insieme alla Numa Crew sarò all’Auditorium Flog per un Carnival Party insieme a Clap! Clap!, Ckrono e Biga.
7 febbraio 2018
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