giovedì 13 dicembre 2018

Il viola è il colore dell’anno? A Firenze lo è da sempre

L'Ultra-Violet è stato consacrato come tinta dell’anno 2018 da Pantone. Scopriamo l'evoluzione del "Viola Fiorentina" dalla sua nascita fino ad oggi.
Fannì Beconcini

Due tifosi viola, un professore e un laureando, accomunati dalla passione per la Fiorentina e dall’interesse scientifico per gli studi sul colore. È così che è nata una ricerca portata avanti dal CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con il Museo Fiorentina.

“Quando i miei studenti vengono a chiedermi la tesi domando sempre cos’è che appassiona di più il laureando” racconta il professor Alessandro Farini, direttore del Vision Lab dell’Istituto Nazionale di Ottica del CNR e docente del corso di laurea di ottica e optometria. “Francesco Russo, lo studente con cui abbiamo effettuato lo studio oggetto della sua tesi, è come me un tifoso e abbiamo pensato che sarebbe stato interessante studiare l’evoluzione del colore viola della maglia della Fiorentina da quando è stata creata ad oggi.”

Si dà il caso che il colore viola (per la precisione Ultra-Violet) sia stato consacrato come tinta dell’anno 2018 da Pantone, l’azienda leader del colore, che ogni gennaio decreta la sfumatura regina dei 12 mesi successivi.

Grazie alla preziosa collaborazione di David Bini, vice presidente del Museo Fiorentina e della Foundation for Sports History Museums, tutte le maglie della Fiorentina a partire da quelle del 1956 sono state recapitate ed esaminate presso i laboratori dell’Istituto Nazionale di Ottica di Firenze.

“Spesso c’è difformità tra la percezione che si ha di un colore e la sua effettiva composizione, per cui abbiamo analizzato le maglie dal punto di vista colorimetrico ovvero abbiamo misurato quello che viene chiamato spettro del colore per ottenere valori numerici” spiega il professor Farini.

Quello che è emerso è che i primi anni le maglie erano di un colore decisamente più scuro rispetto a quelle attuali: ciò è dovuto in parte ai tessuti – negli anni cinquanta di lana pesante, oggi di tessuto tecnico leggerissimo – e in parte al fatto che all’epoca fi no ai decenni successivi si giocava praticamente sempre di pomeriggio e in genere alla luce del sole.

 

L’evoluzione del colore viola è legato anche agli sponsor tecnici che si sono susseguiti a partire dagli anni Ottanta per cui, nonostante esista un pantone “Viola Fiorentina”, ogni marchio sportivo che funge da sponsor varia metodo e tipologia di colorazione. “Il cambiamento epocale avvenne nella stagione 1981-82, quando i giocatori si presentarono con una maglia viola con una banda rossa e un giglio stilizzato.” prosegue Farini: “Si tratta del defi nitivo passaggio dal viola tradizionale a un colore più luminoso e vivace adatto anche alle partite in notturna e ai nuovi tessuti sintetici usati a partire dagli Anni Settanta.”

Considerando il valore identitario del colore della maglia per le squadre di calcio e il viola nei tratti distintivi della città di Firenze, l’interesse di una ricerca di questo tipo appare duplice: da un lato, definire scientificamente con parametri numerici il “Viola Fiorentina” è utile per attestare l’autenticità delle maglie contro ogni tipo di falsificazione, dal punto di vista teorico indagare evoluzione e cambiamenti nella percezione del colore è indicativo del contesto culturale, di usi e costumi, di temi e linguaggi di un’epoca. “Come battuta siamo soliti dire che siamo aperti a replicare la ricerca anche per altre squadre... purchè le maglie siano colorate.” Per fugare ogni dubbio, il bianco e il nero dunque non sono ovviamente contemplati.

Fiorentina anni 80

UNA TINTA NATA DAL... BISOGNO

Il colore viola da sempre è nel Dna di Firenze e dei fiorentini. Narra la leggenda che nel quattordicesimo secolo un commerciante di stoffe fiorentino che si trovava in Oriente per affari, spinto da una necessità fisiologica, abbia orinato sopra ad una pianta che, immediatamente, cambiò il proprio tenue colore in un bel viola acceso.

Si trattava di una pianta di licheni del genere Roccella, in seguito denominata Roccella tinctoria, che a contatto con l’ammoniaca contenuta nell’urea aveva subito un cambiamento cromatico. Il mercante intuì subito le enormi potenzialità di quella scoperta capendo che da quelle piante avrebbe potuto ottenere un ottimo colorante per tingere stoffe, lane e sete.

Tenendo ben nascosto il segreto della sua tintura, cominciò a commercializzare panni violacei – il tipico rosso viola delle stoff e fiorentine – che subito riscossero un grande interesse e successo unanime ovunque. La tintura prese il nome di “oricello” e, per estensione, la famiglia del mercante prese il nome di Oricellari poi diventato Rucellai.

Nell’omonimo orto di proprietà della famiglia aveva luogo il processo di tintura delle stoffe addizionando l’oricello con l’ammoniaca. Questa tintura rese i Rucellai tra i mercanti più ricchi d’Europa e il suo uso rimase ininterrotto per centinaia di anni, fino all’introduzione dei coloranti artificiali.

Roccella Tinctoria

23 febbraio 2018
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