venerdì 22 febbraio 2019

Da pescatori a spazzini del mare con 'Arcipelago pulito'

I pescherecci porteranno in porto le plastiche rimaste nelle reti. Un progetto pilota per combattere i rifiuti nelle nostre acque
Redazione
Arcipelago pulito

Almeno 250 miliardi di frammenti di plastica nel Mar Mediterraneo, 13 grandi rifiuti per ogni chilometro quadrato nel solo Mar Tirreno. Quella della plastica in mare è una vera emergenza ambientale. Una battaglia che per la prima volta ritrova i suoi migliori alleati: i pescatori, pronti a trasformarsi in netturbini del mare.

È questo l’obiettivo dell’accordo “Arcipelago pulito”, firmato stamani a Firenze da una squadra anti-rifiuti composta da Unicoop Firenze, Regione Toscana, Legambiente, CFT società cooperativa, l’Autorità portuale, l’azienda di raccolta dei rifiuti Revet, la capitaneria di porto e il Ministero dell’ambiente.

Tutto nasce per rimediare a una normativa poco sensata. Secondo la legge il rifiuto marino è infatti da considerare come rifiuto speciale e il pescatore che dovesse raccoglierlo dalle sue reti per riportarlo in porto come farebbe con un rifiuto normale si vedrebbe addirittura sanzionato con una multa salata. A quel punto diventa più facile far finta di nulla e gettarlo di nuovo in mare. Sulle nostre coste non sarà più così.

L'ACCORDO

L’accordo riguarda i trecento chilometri quadrati di mare tra Livorno e Grosseto, nel cuore del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, e ha l’ambizione di liberare dai rifiuti di plastica una delle aree più belle dei nostri mari, ricchissima zona di pesca dalla quale proviene anche parte del pesce in vendita sui banchi di Unicoop Firenze.

Ai titolari delle barche che pescano a strascico per conto di CFT, cooperativa che attraverso il suo marchio CFT Ittico si occupa anche dell’approvvigionamento del pesce per la grande distribuzione e per la ristorazione, verrà proposto di installare a bordo il “big bag”, un contenitore nel quale ammassare i rifiuti che finiscono nelle reti. I pescatori potranno così riportarli in porto senza correre rischi e consegnarli ai tecnici per l’analisi e l’avviamento al percorso di smaltimento o di riciclo.

Ai pescatori verrà riconosciuto un contributo specifico per il loro lavoro extra, finanziato da Unicoop Firenze che ha deciso di devolvere al progetto il centesimo di euro che soci e clienti pagano al supermercato per le buste in mater bi dell'ortofrutta.

“Arcipelago pulito” sarà così un’occasione per sensibilizzare i cittadini sull’enorme problema del Marine Litter: si stima che ogni anno nel mondo vengano prodotte 280 milioni di tonnellate di plastica, una componente significativa delle quali finisce in mare generando danni incalcolabili all'intero eco-sistema della flora e della fauna. Un quantitativo destinato a raddoppiare da qui al 2050. Il mar Mediterraneo è particolarmente esposto a tale pericolo per le sue stesse caratteristiche di mare "semi-chiuso".

LE FASI DEL PROGETTO

A marzo inizierà la formazione dei pescatori e tra la primavera e l’inizio dell’estate il progetto entrerà a regime per un primo periodo sperimentale di sei mesi. All'inizio saranno coinvolte una decina di imbarcazioni di grandi dimensioni. In seguito potrebbero aggiungersi alcune delle barche più piccole tra quelle in forza alla cooperativa. L'esperimento interessa le acque di Livorno ma potrebbe essere replicato a Piombino, all'isola d'Elba, a Capraia e in altre aree dell’Arcipelago toscano. E finire – questo è l’augurio – per diventare una buona pratica nazionale.

“L'attenzione per l'ambiente è una delle basi della nostra cooperativa. Finora ci siamo impegnati, spesso anche anticipando la normativa nazionale, per la sostituzione delle buste in plastica tradizionale con quelle in mater bi, quindi per ridurre al minimo l'immissione di rifiuti non biodegradabili nell'ambiente – spiega Daniela Mori, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze – adesso vogliamo lavorare per chiudere la filiera della riduzione dell’inquinamento, in particolare sull'ecosistema marino, andando a recuperare le plastiche buttate in mare. Con questo accordo vogliamo agire sul piano pratico, trasformando i pescatori in spazzini del mare, e sul piano della consapevolezza dei cittadini, a cui vogliamo raccontare che fine fanno i loro rifiuti. Inoltre abbiamo deciso di devolvere a questo progetto il centesimo che soci e clienti pagano per le buste per l’ortofrutta in mater-bi, per coinvolgerli attivamente nell’impegno per un mare più pulito”.

“Come Legambiente, siamo molto fieri del protocollo che portiamo alla firma oggi. Quella che presentiamo è, infatti, la prima esperienza nazionale strutturata sul ‘fishing for litter’, un tema di ‘citizen science’ a noi molto caro e su cui abbiamo costruito un modello virtuoso con istituzioni e imprese, che promette di essere emulato su tutto il territorio nazionale” dichiara Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana.

“Abbiamo aderito con entusiasmo a questo progetto sperimentale che per i nostri pescatori rappresenta un’opportunità importante per contribuire a migliorare il loro “ambiente di lavoro” - afferma Leonardo Cianchi, presidente di CFT – le nostre imbarcazioni quotidianamente nella loro attività si trovano ad affrontare la problematica delle plastiche in mare. Grazie ai partner con cui lavoreremo ci saranno occasioni di formazione per chi lavora in mare e di sensibilizzazione sulle responsabilità che noi tutti abbiamo nei confronti dell’ambiente. L’obiettivo dei pescatori è fare la loro parte nella lotta all’inquinamento dell’ecosistema marino, d’ora in poi sarà possibile”.

28 febbraio 2018
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