mercoledì 15 agosto 2018

Anche i detti popolari diventano materiale da archivio... digitale

Nasce l'archivio digitale della memoria storica delle tradizioni, degli usi, dei costumi, dei detti e della lingua. L'intervista a Diana Toccafondi, della Soprintendenza Archivista e Bibliografica
Barbara Palla
archivio digitale detti

Trasformare gli archivi da posti chiusi e polverosi in portali digitali: questa la scommessa dell’Accordo triennale per la valorizzazione del patrimonio archivistico e bibliografico della Toscana sancito dalla Soprintendenza Archivista e Bibliografica, la Regione Toscana e il MIBACT.

L’obiettivo è di reperire, censire, digitalizzare e infine creare dei portali online aperti a tutti dove conservare e rendere più fruibili gli archivi personali di artisti contemporanei o dei poeti toscani ma anche dei teatri e delle industrie della Regione.
Per parlare del lavoro svolto, della sua portata e dei progetti futuri di questa collaborazione abbiamo incontrato la Soprintendente Diana Toccafondi.

Come è nata la collaborazione tra i vari soggetti istituzionali dell’Accordo triennale?

Tra Regione e Soprintendenza c’è sempre stata affinità e grande collaborazione. Questo Accordo è servito per dare una cornice istituzionale ad un modus operandi sinergico già affermato. Con questo patto abbiamo però voluto innovare le tecniche archivistiche e bibliografiche guardando al futuro, per rendere i preziosi materiali a disposizione vivi e parlanti, fruibili, capaci di entrare in dialogo con altri archivi. Il successivo coinvolgimento del MIBACT ha permesso di dare continuità al lavoro.

Prevedete di ampliare o creare nuovi portali oltre quelli già realizzati?

L’anno scorso abbiamo salvato dallo smembramento l’archivio della casa di moda fiorentina delle Sorelle Chiostri. Di recente abbiamo messo online l’archivio dello studio fotografico Barsotti specializzato in fotografie dell’architettura e infine stiamo lavorando all’archivio dei Preti del Concilio e dei movimenti
sociali degli anni ‘60 e ‘70.

La vera novità, tuttavia, è la creazione di un nuovo archivio orale. Grazie alla digitalizzazione dei materiali audiovisivi possiamo tenere una memoria storica delle tradizioni, degli usi, dei costumi, dei detti e della lingua. Dopo il restauro delle tracce, li abbiamo resi interrogabili dai motori di ricerca per facilitarne la reperibilità su internet. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma credo molto in questo progetto.

Lei giunge alla fine del mandato, quali esperienze porta con sé?

Sono molto soddisfatta perché i progetti a cui tenevo di più si sono miracolosamente conclusi in questo periodo. Negli ultimi anni abbiamo avuto difficoltà a livello di organico ma sono felice dell’arrivo, grazie al Concorso, di funzionari giovani, creativi ed entusiasti. Ne abbiamo bisogno per guardare al futuro.

27 luglio 2018
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