venerdì 22 febbraio 2019

Ex Caserma Gonzaga: la rinascita arriva da Varese

L'intervista al giovane e creativo Paolo Luigi Poloni, il vincitore del concorso di idee per la riqualificazione dell'ex Caserma Gonzaga - Lupi di Toscana, un'area dismessa e inutilizzata da 10 anni
Barbara Palla
Ex Caserma Gonzaga Firenze progetto Paolo Luigi Poloni

L'idea per far rinascere l'ex caserma Lupi di Toscana, al confine tra Firenze e Scandicci, arriva da fuori città. Giovane e creativo Paolo Luigi Poloni è l’architetto di Luino (Varese) che ha vinto, sbaragliando le archistar fiorentine, il concorso di idee per la trasformazione della ex Gonzaga. Incuriositi, gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo progetto.

Cosa l’ha spinta a partecipare al bando?

Vedo nei bandi una grande potenzialità che mi incentiva a formare un gruppo di lavoro ricco di competenze, crescere professionalmente e ad arricchirmi culturalmente. Nel caso specifico, mi sono interessato per tre motivi. Il primo riguarda la struttura del bando: aperto e senza vincoli o preclusioni particolari. Ci è piaciuto, inoltre, metterci alla prova sulla scala del progetto in quanto rientrava nell’interesse che da qualche tempo portiamo verso la progettazione urbana e dello spazio pubblico. Infine è stata Firenze a convincermi, vi ho vissuto per quasi un anno durante uno stage e da allora mi sta molto a cuore.

Hanno partecipato architetti famosi a Firenze e non solo, qual è il quid in più del vostro progetto secondo lei?

In un contesto articolato e complesso come la Caserma, penso che l’elemento convincente sia stata la chiarezza e la semplicità dell’idea. Il tentativo di risolvere in maniera organica tutta una serie di criticità legate alla viabilità, alla mobilità pubblica si è dimostrato essere una soluzione semplice e capace di realizzarsi senza creare nuove complicazioni.

Progetti vincitore ex caserma Lupi di Toscana Firenze

Quali caratteristiche ritiene siano più significative, capaci di rispecchiare il suo stile, la sua creatività e la sua interpretazione di architettura sociale?

Il progetto non nasce per esprimere uno stile bensì con un metodo: si basa su un’analisi impostata a tre livelli, sistema-infrastruttura-architettura, che partono da una visione più ampia a livello strategico-territoriale sino a quella più dettagliata che entra nel merito della qualità degli spazi. Trattandosi di un progetto urbano, l’obiettivo era quello di realizzare un sistema generale di integrazione per la città con un’offerta di servizi di qualità. 

Per questo, è il grande spazio verde centrale a rappresentare al meglio il progetto. Uno spazio concepito come un luogo di vita di circolazione e di scambio, la strada smette così di essere solo spazio di flusso per tornare a essere generatore di socialità. Lo spazio centrale limita e concentra l’occupazione del sito, offrendo i presupposti per una sostenibilità economica e una corretta funzionalità dei servizi.

27 settembre 2018
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