lunedì, 23 Novembre 2020
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Storia d’amore alla fermata del bus, la decima puntata

La scrittrice misteriosa che lascia la sua storia d'amore a puntate alle fermate degli autobus è tornata a ''colpire'': ecco l'ultima puntata apparsa alle pensiline fiorentine.

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La scrittrice misteriosa che lascia la sua storia d’amore a puntate alle fermate degli autobus è tornata a ”colpire”: ecco l’ultima puntata apparsa alle pensiline fiorentine:

 

Quest’anno

Le lucciole sono sparite,

ma rimangono nel cuore

legate al ricordo degli anni giovanili

luminosi anch’essi

come il brillar delle loro fiammelle

e fuggevoli come il più breve Maggio.

 

Ero, in fondo, amareggiata. Pensavo a quanto sarebbe stato difficile avere un rapporto con un’altra ragazza come avevo avuto con Giulia. Ricordavo i nostri momenti di spensieratezza e mi sentivo malinconica. Innamorata del passato. Pablo Neruda sostiene: “il passato comanda”. Sono in parte d’accordo, per un periodo lo ha fatto con me.

Un anno dopo ritornai alla Facoltà di Lettere dove avevo conosciuto la tedesca. Mi salutò e quella sera  fissammo un appuntamento in un centro sociale. Situato proprio dietro casa mia. Al vecchio C.P.A., centro popolare auto-gestito. Non avevo riposto speranze per quella serata ma la sorte non si sa mai cosa riserva, comuni mortali, che siamo.

Passata la coltre di fumo e spinta la tenda alla mia destra, entrai. Cornelia stonava in quel posto lugubre, lei… che era sempre vestita coloratissima. Per questo mi saltò agli occhi. Si muoveva con quella birra fissa in mano, parlando con il mondo che popolava inerme quel luogo. Conosceva tutti. Era il suo mondo. Così lontano dal mio. Non che non apprezzassi certi luoghi o certe iniziative. Amo le fabbriche dimesse e attrezzate come ritrovi per giovani. Non amo questo snobbismo di fondo dal quale sei spinto a vestirti in modo alternativo per essere poi, più omologato.

Maggio. Cornelia mi raccontò del suo ragazzo. Angelo. Crisi nera. Quella sera dopo un’altra serata al C.P.A., l’accompagnai a casa in macchina caricando  nel bagagliaio della mia autovettura il suo fido mezzo di trasporto: la bicicletta. Arrivate a casa, m’invitò a salire. E da vera tedesca alle tre di notte mi offrì una salutare scodella con corn flakes inzuppati nel latte. Facemmo colazione. Poi disse: “Senti, come si chiamava la tua ex?” fui molto turbata da quella domanda a bruciapelo. E ancora: “Non ti preoccupare, puoi parlarmene in tranquillità…”. Da quella semplicità e da quella schiettezza rimasi disarmata. Mi lasciai andare. Raccontai tutte le mie storie e le mie probabili future storielle. Quando chiusi la porta dietro le mie spalle, ebbi la sensazione che sarebbe successo qualcos’altro. Iniziammo ad uscire spesso insieme. Era curiosissima. Parlava molto. Le dissi: “Ok, facciamo un anno per uno”. Si mise a ridere e riprese a parlare.

Luglio. Cornelia decise di partire per la Germania per trascorrere l’estate e un po’ di tempo con i suoi. Prima di salire sul treno,  telefonò dicendomi che aveva chiamato solo due persone. Angelo e me. Bella indecisione, pensai.

 

Rileggo il tuo biglietto febbricitante

Cerco di cogliere il significato più nascosto

In quell’ italiano arrangiato… ma il mio sguardo

Si posa sempre sul tuo semplice “confusa”.

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