Home Rubriche Una voce poco fa Siberia: ultima opera in cartellone del Festival del Maggio Musicale

Siberia: ultima opera in cartellone del Festival del Maggio Musicale

L'opera di Umberto Giordano, andata per la prima volta in scena a Milano nel 1903, quest’anno chiude il programma del Festival del Maggio Musicale Fiorentino

foto: Michele Monasta

“Se non sempre vi si trova originalità, di volgarità non se ne trova mai”. Queste alcune delle parole con cui Gustave Fauré descrisse Siberia, l’opera di Umberto Giordano andata per la prima volta in scena a Milano nel 1903 e che quest’anno chiude il programma del Festival del Maggio Musicale Fiorentino. In effetti Siberia, soprattutto se paragonata ad altre opere veriste, non la si può considerare un’opera innovativa, a partire dal libretto: un soggetto originale di Luigi Illica in cui vi si ritrovano tutti i cliché del dramma sentimentale tipico dell’epoca.

Siberia: l’opera e i suoi protagonisti

La giovane e bella protagonista Stephana vive, nonostante le sue umili origini, una vita agiata a san Pietroburgo mantenuta dal ricco principe Alexis. Quando si innamora del soldato semplice Vassily gli fa credere di essere povera e casta ma una volta scoperto l’inganno Vassily, pazzo di gelosia, uccide Alexis e finisce ai lavori forzati in Siberia. Stephana abbandona gli agi della sua vita a San Pietroburgo per seguire l’amato in Siberia, ma nemmeno qui trova pace. Infatti al campo dei condannati arriva Gleby, il suo primo amante, che, vedendola tentare la fuga con Vassily, la denuncia alle guardie facendola così uccidere. Solo nella morte Stephana troverà la redenzione dai sui peccati, l’esser bella e l’aver avuto molti amanti, e la tanto sospirata libertà. Insomma ritroviamo tanto di Violetta, qualcosa di Tosca, tantissimo di Maddalena di Coigny.  
Dunque, anche se musicalmente Siberia non offre spunti di grande originalità soprattuto se contestualizzata nel periodo in cui è stata scritta, il vero punto debole dell’opera è proprio il libretto.

C’è da dire che l’opera ebbe un clamoroso successo sopratutto in Francia. Gabriel Fauré ne scrisse un’entusiastica recensione ed elesse Giordano il più importante compositore della Giovane Scuola, inoltre Siberia diventò una delle due opere italiane inserite nel repertorio stabile dell’Operà di Parigi, insieme all’Otello di Verdi. Il successo non fu tuttavia duraturo e nel secondo dopoguerra Siberia viene praticamente dimenticata, ne è prova il fatto che questa di mercoledì 7 luglio è stata la prima rappresentazione di sempre a Firenze dell’opera di Giordano.

foto: Michele Monasta

La rappresentazione al Maggio Musicale Fiorentino di “Siberia”

Il libretto di Illica è particolarmente complicato da mettere in scena con tre ambientazioni diverse per ognuno dei tre atti, tanti personaggi, situazioni complesse. Detto questo, la regia di Roberto Andò, non è particolarmente incisiva e manca di originalità. In tutti e tre gli atti si ricorre a proiezioni, già viste molte altre volte, ma che hanno il pregio, soprattutto nel primo atto, di chiarire parti della storia che non si vedono in scena. Molto meno chiara invece l’utilità del richiamo alla cinematografia (di Cinecittà) con la presenza sul palco di una macchina da presa con regista e macchinista che a volte seguono i cantanti. Poco da dire anche sulle scene di Gianni Carluccio: efficaci quelle del primo atto, anche troppo semplici quelle del terzo che trasformano un campo di lavoro forzato siberiano in un presepe lucano con tanto di lucine.

Molto bene invece la parte musicale e quella vocale. Sul podio del Teatro del Maggio troviamo, al suo debutto a Firenze come direttore di opera, Gianadrea Noseda che in varie interviste ha dichiarato di essersi innamorato dello spartito di Siberia a prima vista. E questo amore si sente eccome. Il direttore milanese è stato in grado di rendere l’orchestra del Maggio la vera protagonista dell’opera così come previsto nella partitura di Giordano dove è la musica a prevalere sulla voce. L’impresa è da considerarsi tale sopratutto per la presenza nel cast vocale di una superlativa Sonja Yoncheva (Stephana) che avevamo già apprezzato a Firenze l’anno scorso nei panni di Violetta, in una Traviata estiva in forma di concerto. Le doti vocali e interpretative del soprano bulgaro sono innegabili e hanno consentito alla Yonceva di affrontare con sicurezza e successo la tessitura impervia e le arie particolarmente difficili che caratterizzano quest’opera. Molto bene anche le principali parti maschili con il tenore Giorgi Sturua (Vassili) e il baritono George Petean (Gleby) alla prese entrambi in ruoli piuttosto impegnativi.

In Siberia ha un ruolo di assoluto rilievo anche il coro a cui  sono affidate sia l’apertura, al posto del consueto preludio, che la chiusura: ottimo come sempre quello del Maggio Musicale Fiorentino diretto da Lorenzo Fratini. Completano il cast, tutto all’altezza della prestazione: Caterina Piva (Nikona), Giorgio Misseri (Il principe Alexis), Antonio Garés (Ivan), Francesco Verna (Il banchiere Miskinsky), Emanuele Cordaro (Walinoff), Francesco Samuele Venuti (Il capitano), Joseph Dahdah (Il sergente), Alfonso Zambuto (Il cosacco), Adolfo Corrado (Il Governatore), Amin Ahangaran (L’invalido), Caterina Meldolesi (La fanciulla).

foto: Michele Monasta

Le reazioni del pubblico e il benvenuto al direttore Gatti

Il pubblico presente in sala alla prima di mercoledì 7 Luglio era piuttosto scarso. Gli storici abbonati della galleria sono stati concordi nel giudicare Siberia non il principale capolavoro di Giordano e nell’aver apprezzato sia la parte musicale, direttore ed orchestra, che i cantanti: calorosi gli applausi tributati in modo particolare alla Yonceva che tutti si augurano di rivedere a Firenze in un’opera diversa.

Se non si è discusso molto di questa rappresentazione non sono invece mancanti i dibattiti sulla nuova stagione. Da pochi giorni, infatti, è stato annunciato Daniele Gatti come nuovo direttore principale e sono stati resi noti i programmi lirici e sinfonici sia della stagione che del festival. Gli storici abbonati della galleria sono sembrati molto soddisfatti della nomina di Gatti, direttore che hanno sempre dimostrato di apprezzare, anche se non troppo sorpresi visto che questo nome era circolato più volte nei mesi scorsi.

Qualche preoccupazione è emersa sui costi degli abbonamenti, che già l’anno scorso avevano subito un “ritocco”, a cui tuttavia non era corrisposta una disaffezione da parte degli abbonati che, nonostante la quasi certezza che tutta la stagione non sarebbe andata in scena, avevano comunque sottoscritto l’abbonamento. In un momento di difficoltà economica e impoverimento culturale come quello che stiamo vivendo, sarebbe importante rendere gli spettacoli lirici e sinfonici più accessibili. La musica, specialmente quella lirica che a Firenze è nata, sarebbe bene che tornasse ad essere un genere “popolare”  da far conoscere anche ai più giovani. Questo potrebbe garantire, forse, la sopravvivenza dei teatri.

foto: Michele Monasta