Tramvia e cantieri, le proteste per il taglio degli alberi, la mobilità ciclabile, il Tpl che non va come vorrebbe e le critiche al Governo: l’assessore a mobilità, tramvia e sicurezza Andrea Giorgio racconta al Reporter cosa accadrà nei prossimi mesi.
Assessore Andrea Giorgio, partiamo dalla tramvia. I viali sono invasi dai cantieri, piazza Beccaria è trasfigurata anche se sono stati piantati i primi nuovi alberi, quando si vedranno i reali cambiamenti?

Termineremo i cantieri entro la fine dell’anno. Restituiremo intanto una città ordinata, senza transenne, senza gli zig zag che ci sono oggi, senza gli attraversamenti provvisori, una piazza Beccaria completamente rifatta (leggi qui il progetto completo di rifacimento), gli alberi nuovi e grandi piantati, i nuovi spartitraffico, le strade riasfaltate o completamente ridisegnate. In attesa di finire i lavori sul Ponte da Verrazzano e di inaugurare la tramvia speriamo nell’estate del 2027.
Per la zona di viale dei Mille ci sono state forti proteste soprattutto per il prossimo taglio di circa 400 alberi. Anche per la linea 1 ci furono proteste simili, con persone che addirittura si arrampicarono sugli alberi sul viale Morgagni. Ora però nessuno tornerebbe indietro. Accadrà lo stesso anche questa volta per la nuova linea?
Me lo auguro. La cosa diversa, rispetto agli anni passati, è che c’è più sensibilità rispetto al tema degli alberi, perché abbiamo finalmente preso coscienza del fatto che servano a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Però per contrastare i cambiamenti climatici dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica delle città, che sono quelle che producono il surriscaldamento globale. Per questo la tramvia è fondamentale, è l’opera più sostenibile che realizziamo. Solo la linea che passerà da Campo di Marte ci farà risparmiare tre milioni di chili di anidride carbonica ogni anno, che è più o meno quella che assorbono tra i centoquaranta e centosessantamila alberi adulti in un anno. Questo è un valore ambientale enorme. Dopodiché la raccolta delle firme ci dimostra anche che c’è una sensibilità spiccata, che ascoltiamo: presenteremo alcune modifiche al progetto perché assieme alla tramvia a Campo di Marte arrivino molti più alberi di quelli che erano previsti inizialmente nel progetto.
Il referendum ovviamente non si farà.
Non è neanche la richiesta di chi ha raccolto le firme. Ma al di là dello strumento, ci sono persone che sono legittimamente e genuinamente preoccupate. Poi ci sono gli oppositori storici della tramvia, quelli che una volta se la prendono con gli alberi, una volta coi parcheggi ma in realtà vorrebbero una città immobile che continua a essere dipendente dalle auto senza offrire alternative efficaci. Con quelli è più difficile parlare, ma le preoccupazioni delle persone che spontaneamente sono andate a firmare saranno prese in carico con le modifiche al progetto. Abbiamo lavorato per risparmiare ovunque fosse possibile la sostituzione degli alberi. Gli abbattimenti, rispetto al progetto di qualche anno fa, sono molti meno. Abbiamo cambiato il percorso nella zona del Gignoro, abbiamo progettato una sede tranviaria rialzata intorno allo stadio su viale Fanti e Malta, grazie a questo impegno anche in Via Mamiani gli alberi rimarranno lì. La riduzione del sottopasso in termini di larghezza è stato un altro elemento che ci permetterà di salvaguardare altri alberi su via Don Minzoni. Questo è stato un lavoro di dettaglio, albero per albero, per cercare di sostituirne il meno possibile. Dopodiché per noi la tramvia è un’opera fondamentale. Chi vive alle Cure ha lo stesso diritto degli altri abitanti della città di avere un trasporto più efficiente, avere meno smog, meno inquinamento, meno traffico sulle strade.
Allargando il raggio, perché è tanto difficile fare le opere pubbliche a Firenze? Della tramvia abbiamo detto, ma ci sono la Stazione Foster, l’aeroporto, a volte anche una pista ciclabile diventa un problema. Qual è la sua opinione?

Fare opere pubbliche è sempre complicato e deve prevedere l’ascolto delle persone. Ma il confronto deve servire a farle, non essere un modo per non farle, come sembra voler fare l’opposizione. A un certo punto, dopo aver studiato, dopo esserci confrontati, arriva il momento in cui l’opera deve essere realizzata. E la politica ha una responsabilità enorme che a volte rifugge: quella di decidere e di fare le cose. Non parlare, ma fare. Ho incontrato qualche giorno fa in strada un signore che mi ha detto: andate avanti, noi non vi si paga per chiacchierare ma per fare le cose. Ecco, fare, decidere, è una responsabilità che secondo me dovremmo sentire un po’ tutti.
A proposito di biciclette, lei viaggia in bici e promuove in ogni modo questo mezzo di trasporto, dall’iniziativa Pedala Firenze ti premia agli incentivi per le due ruote elettriche il cui bando è stato appena prorogato fino a dicembre. I fiorentini che fanno, la seguono? Che dati ha?
Ci sono dei dati molto positivi. Abbiamo avuto un incremento a due cifre negli ultimi anni del bike sharing, ad esempio. Abbiamo installato i contabici che ci segnalano migliaia e migliaia di persone che ogni giorno passano sulle nostre piste ciclabili. Abbiamo aperto gli incentivi per supportare i fiorentini a comprare le bici elettriche e le cargo bike (vedi i dettagli del bando qui) e siamo arrivati a numeri che non ci aspettavamo. Adesso lavoreremo sull’infrastruttura. Stiamo per chiudere il biciplan: dobbiamo dare alle persone luoghi sicuri dove andare in bicicletta, perché chi deve portare il bambino a scuola deve poterlo fare senza la paura di essere schiacciato da una macchina che sbanda, come purtroppo è successo recentemente a Torino. C’è una domanda forte delle persone su questo.
Lei ha fatto la voce grossa con At negli scorsi giorni e non era neppure la prima volta. Prendiamo uno studente, una persona anziana, un lavoratore con un cartellino da timbrare: come convincerli a usare i mezzi pubblici e non l’auto privata se il servizio è non sempre affidabile?
Il servizio deve assolutamente migliorare. Sono abbonato agli autobus, li uso praticamente tutti i giorni. E’ vero, ci sono problemi su alcune linee, o perché sono rallentate dai cantieri, o per problemi organizzativi. L’importante è riconoscere che queste cose debbano migliorare. Abbiamo individuato con la Regione e con Autolinee Toscane alcuni elementi su cui lavorare. Ce n’è uno che è particolarmente fastidioso: il fatto che saltino le corse, quando ti vedi passare il bus davanti che non si ferma. Serve rivedere questo meccanismo, e servono più corsie referenziali. Ovviamente la città ora si alleggerirà dei cantieri, almeno nel quadrante dei viali, e questo ci potrà permettere di mettere in campo un po’ delle soluzioni che in questi mesi abbiamo studiato.
Questione sicurezza. Al di là degli scontri visti negli ultimi giorni, che avevano motivazioni di tipo nazionale, le grandi città sono cambiate negli ultimi anni, gli episodi di microcriminalità, quella più sfuggente, quella più difficile da perseguire, quella che più viene percepita dalle persone, sono aumentati negli anni, con una prima riduzione nel 2025, lo rilevano per esempio le recenti statistiche del Sole 24 ore. Questa è la cosa che fa più paura al cittadino medio…

I cittadini hanno ragione. Ed è una cosa è insopportabile. Noi abbiamo assunto 250 agenti, messo in piedi servizi della Polizia Municipale sui mezzi pubblici, dedicato un reparto a ripulire le Cascine, aumentato le pattuglie notturne, costruito la Polizia di prossimità. Ma le preoccupazioni dei cittadini evidenziano in maniera abbastanza chiara il fallimento delle politiche messe in campo in questi anni dalla destra. Abbiamo spacciatori che vengono fermati e denunciati dalla Polizia Municipale ma anche dalle altre forze dell’ordine e che dopo due ore sono di nuovo in giro per la città. Quelli che fanno il ‘gioco delle tre carte’ hanno avuto più di ottanta denunce da inizio anno e fogli di via ma continuano a stare qui. Abbiamo bisogno di lavorare da un lato per aumentare le forze dell’ordine e le espulsioni degli irregolari che delinquono, dall’altro abbiamo bisogno che ci sia la certezza della pena. Questo è un elemento che oltre a rendere frustrante il lavoro sia delle forze dell’ordine che delle istituzioni, fa arrabbiare i cittadini e mina la loro fiducia nelle istituzioni in generale.
Il governo è il grande assente?
Il governo non è il grande assente. Il governo ha fatto finta per quattro anni di occuparsi di questo quando in realtà ha fatto slogan. Si sono inventati di aver vietato i coltelli, ma i coltelli erano già vietati. Hanno vietato i rave, che erano secondo loro un problema centrale del nostro Paese. Ma non hanno lavorato per fare nuovi accordi sui rimpatri per le persone irregolari e hanno sbandierato i Cpr non realizzandone neanche uno. Anzi, solo uno in Albania, dove hanno buttato centinaia di milioni di euro e che è tuttora vuoto. In Europa siamo riusciti a farci fregare sulle rilocalizzazioni dei migranti. Un capolavoro, il governo della sicurezza è riuscito a non fare niente di efficace sulla sicurezza. Solo un sacco di chiacchiere, questo sì.
Assessore, ha una figlia ancora piccola per uscire da sola ma tra qualche anno lo farà. Alla fine del mandato, nel 2029, che città vorrebbe lasciare a lei e alle ragazze e ai ragazzi della sua età?
La prima cosa, secondo me, che è responsabilità di chi amministra più di tante altre, è quella di ricostruire una comunità a Firenze. Una comunità vuol dire che chi cammina per strada di sera, una ragazza, una bambina, si sente sicura perché se c’è qualcuno lì intorno che la vede e se c’è un problema non si gira dall’altra parte. Questo è un pezzo che nel tempo è venuto un po’ a mancare. Ci sono persone che preferiscono fare un video piuttosto che intervenire di fronte a uno scippo, a un sopruso su un anziano. E’ una cosa inquietante. Poi vogliamo una città che non sia pericolosa, dove ci siano più forze dell’ordine in giro, certamente, ma dove ci siano più attività, dove ci sia più vita. Perché alla fine l’elemento vero che cambia i nostri quartieri e la possibilità di vivere gli spazi pubblici è il fatto che siano vivi. Quando non ci sono più le persone, quando si spengono le luci dei negozi, dei bar, dei ristoranti che sono intorno e tutto diventa morto, diventa peggio. Una città più viva è più solidale e più sicura.

