giovedì, 29 Ottobre 2020
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Storie fiorentine di fantasmi

Tra case stregate e ville maledette. Halloween è la festività perfetta per rispolverare vecchie storie di fantasmi dimenticate o poco conosciute. Firenze ne possiede almeno tre

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Firenze è piccola e ricca di viuzze i cui personaggi hanno alimentato pettegolezzi, storie, miti e leggende. È una città tanto bella quanto misteriosa, ricca di arcani racchiusi nelle alte mura di palazzi all’apparenza invalicabili e dietro piccole porte quasi invisibili.

Halloween è la festività perfetta per rispolverare vecchie storie fiorentine dimenticate o poco conosciute. Non è Halloween senza il racconto di un’intrigante storia di fantasmi. Firenze ne possiede tre. 

La casa infestata di via Ghibellina

La prima ha come protagonista il palazzo in via Ghibellina 14. Gli inquilini, pochi giorni prima del Natale del 1867, cominciarono a sentire strani rumori. A questo si aggiunse la presenza di un’ombra
con cappuccio. Fu messo tutto nero su bianco, in una sentenza del tribunale di Firenze, in cui il proprietario chiese il risarcimento dei danni agli inquilini fuggiti dalla casa infestata.

Il fantasma fuori Firenze

La più antica risale al 1634. Il duca di San Giuliano, Jacopo Salviati, trovò nel cesto della sua biancheria la testa della sua amante Caterina Brogi. La moglie, Veronica Cybo di Malaspina, stufa dei continui tradimenti del marito fece eliminare la bella Caterina. Per il misfatto fu spedita in esilio nella villa di San Gerbone trasformata in ospedale dal conte Serristori nel 1890. In quell’edifi cio, proprio dopo la morte di Veronica Cybo, sono iniziate le apparizioni di una signora.

La finestra sempre aperta

L’ultima storia è la più romantica. L’ultima finestra in alto, al secondo piano, di palazzo Budini Gattai, in Piazza della Santissima Annunziata 1, rimane con le persiane sempre aperte. Come mai? Secoli fa una giovane fanciulla si era sposata con un Grifoni e si era trasferita a palazzo Grifoni, l’attuale Budini Gattai.

Il marito fu costretto ad andare in guerra e proprio da quella fi nestra lei gli diede un ultimo saluto. Lo attese per tutta la vita, seduta sulle panche di pietra con lo sguardo verso la piazza. Morì in quella stanza e quando portarono via il suo corpo qualcuno volle chiudere la fi nestra. Fu allora che i libri iniziarono a volare, i quadri a cadere e i mobili a traballare e i parenti ebbero così paura che la finestra fu riaperta e tutto tornò tranquillo. Ecco perché ogni volta che il nostro sguardo cade sul palazzo di mattoni troviamo le persiane sempre aperte. 

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