mercoledì, 20 Gennaio 2021
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Casalinghe per scelta o per necessità? Per capirlo arriva uno studio

Cinque milioni di casalinghe in Italia, 800mila hanno meno di 35 anni. Perché queste ragazze, queste donne, restano a casa? Prende il via un innovativo studio di Provincia e Università di Firenze. Le prime interviste il 5 e 6 luglio alla Coop di via Erbosa.

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Casalinghe per scelta o necessità? Chiederlo a tutte, forse, è impossibile (secondo recenti dati Istat la casalinghe in Italia sono quasi 5 milioni, di cui 800mila con meno di 35 anni), ma Provincia e Università di Firenze vogliono provare a capirci qualcosa di più.

LO STUDIO. Perché queste ragazze, queste donne, restano a casa? E’ un loro desiderio, una libera scelta legata alla voglia di maternità, a un’organizzazione familiare stabilita in base agli impegni della coppia, o si tratta di una conseguenza della crisi economica, della difficoltà di conciliare effettivamente tempi di vita e tempi di lavoro e della carenza di welfare e servizi? Per capire quali sono le storie e i motivi, tanti e variegati, che portano una donna a non lavorare nel senso più tradizionale del termine, ma ad occuparsi della casa, della famiglia e dell’educazione dei figli, sarà una ricerca che parte nelle prossime settimane a Firenze e provincia. Titolo dello studio, l’esplicativo “Io lavoro a casa. Adesso facciamo i conti: quanto conta il lavoro di chi si occupa della casa e della famiglia?”

SIMONI. “Abbiamo alcuni indicatori che ci confermano una tendenza al ritorno a casa da parte delle donne negli ultimi anni – spiega l’assessore provinciale a Lavoro e Formazione Elisa Simoni (nella foto) – forse si tratta dell’assenza di servizi diffusi sul territorio, probabilmente anche dalla loro diminuzione legata alla stretta agli enti pubblici. Forse si tratta della difficoltà di percorrere carriere sempre più esclusive e aggressive, o ancora, probabilmente ci sono ragioni culturali che si sono fatte spazio tra le giovani e le donne, motivi legati alle politiche della formazione, che pure stiamo orientando con metodi innovativi”.

LAVORO IN ROSA. “Non sappiamo ancora – prosegue Simoni – se sia preponderante l’uno o l’altro motivo, ma vogliamo capire cosa sia successo al lavoro delle donne di questo territorio: una zona che fino al 2007 aveva un tasso di occupazione femminile molto interessante e che ora mostra segni di sofferenza. Indicatori di genere importanti, se pensiamo che le donne che lavorano generano domanda di servizi e contribuiscono, in qualche modo, anche a creare nuova occupazione”.

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