domenica, 17 Gennaio 2021
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Desirée, disoccupata e volontaria: ”Io, senza lavoro, mi dedico agli altri”

La sua storia è simile a quelle di molti giovani disoccupati come lei. Impegnarsi in queste attività, racconta, ''mi aiuta a pensare meno alle difficoltà che ho davanti. In questo modo mi sento utile. E si impara tantissimo''.

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Desirée ha 24 anni, abita alle porte di Firenze e si è laureata da poco in Progettazione di eventi culturali. Per guadagnare qualcosa fa la baby- sitter: la mattina si alza e accompagna una bambina a scuola. Poi torna a casa e si mette alla ricerca di un lavoro. Dopo aver mandato curriculum un po’ ovunque, esce e comincia la sua giornata da volontaria. Quella di Desirée è la storia di tanti giovani senza impiego, che nel volontariato trovano un motivo per alzarsi la mattina.

Da quando ti dedichi agli altri?

In realtà da sempre, ma ora lo faccio con uno spirito diverso e per più ore al giorno. A Firenze collaboro con “River to river”, mi occupo di comunicazione per l’Auser e seguo il progetto “Abitare solidale”, grazie al quale ricavo anche qualcosina.

Come ti sei avvicinata al volontariato?

Ho una famiglia di origini umili, sono nipote di contadini. Ho passato infanzia e adolescenza fra case del popolo e feste di paese. Sono cresciuta facendo servizio nei circoli e al bar.

La tua attività ti rende più fiduciosa nel futuro?

Magari (sorride, ndr). Diciamo che mi aiuta a pensare meno alle difficoltà che ho davanti. In questo modo mi sento utile. Non so stare con le mani in mano. Quando non sono in servizio do ripetizioni, come facevo alle superiori. È un modo per non chiedere soldi ai miei. Certo, di crearsi un’indipendenza e andarsene di casa, a queste condizioni, non se ne parla. I genitori non sono eterni e la situazione che vedo intorno a me mi spaventa. Tanto.

Dedicarti agli altri non ti toglie energia per cercare un impiego?

Passo mezza giornata davanti al computer, a caccia di qualsiasi lavoro. Più di questo, purtroppo, non posso fare. Inoltre, devo dire che con le attività di volontariato e i progetti che ho seguito ho imparato molto più che all’università. Collaborare con le associazioni ti dà un sapere pratico, mentre laureandomi ho acquisito competenze generiche. Senza contare che a livello relazionale, frequentando le associazioni, sono cresciuta tantissimo.

Spostarti in lungo e in largo per seguire i vari progetti non è costoso?

L’ Auser dà dei rimborsi spese, quindi da questo punto di vista sono coperta. E poi, in generale, non sono una che spende. Raramente la sera vado in centro, non faccio chissà quale vita notturna. Fare volontariato per così tante ore, in realtà, a volte ti fa risparmiare. Capita, ad esempio, che non possa andare a un compleanno perché ho il turno al bar. In quei casi mi passa per la testa un “beh, almeno non spendo”. In fondo non si tratta di una vera rinuncia, visto che impiego il tempo libero nel modo che più mi piace.

Vedi una differenza fra te e chi non frequenta le associazioni di volontariato?

Sì. Chi non lo fa è molto più apatico. Io ho una vita piena, e ho voglia di fare. Certo, ora posso dedicare agli altri molto tempo. Ovviamente, se e quando avrò un lavoro, ridurrò.

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