venerdì, 22 Ottobre 2021
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E alle fermate del bus tornò la scrittrice misteriosa

E' tornata a tappezzare le fermate degli autobus nella notte tra venerdì e sabato. Stiamo parlando della ''scrittrice misteriosa'', ovvero colei che da qualche mese affigge alle paline la sua storia d'amore a puntate. Tutta al femminile.

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E otto. E’ tornata a tappezzare le fermate degli autobus nella notte tra venerdì e sabato. Stiamo parlando della ”scrittrice misteriosa”, ovvero colei che da qualche mese affigge alle paline la sua storia d’amore a puntate. Tutta al femminile. Ecco il nuovo capitolo, l’ottavo:

Lavoravamo in due uffici adiacenti, lei a tempo indeterminato, io a tre mesi. La sua gonna vertiginosamente corta, i suoi occhi vivi. Aveva deciso di cambiare le sue abitudini per vedermi. La mattina arrivava presto per uscire alla mia stessa ora. Solo 200 m. di distanza da casa mia. Quei 200 m. erano però interminabili. Fino a che una mattina, prese il coraggio e mi disse: ”Non amo più Michele, te lo sai di chi sono innamorata?” guardandomi dritta negli occhi.

La migliore difesa in questi casi? La vile fuga. Le risposi che dovevo andarmene perché qualcosa sul fuoco si stava bruciando. Feci la figura della stupida, per tutta la mattina ero stata in ufficio e non certo ai fornelli. C’è sempre una volta per sembrare stupida. E solo se sei intelligente puoi fare lo stupido non viceversa… Scesi dalla sua auto correndo proprio come se stesse succedendo una catastrofe in cucina. Aprendo la porta, ripresi fiato.

Ero inquieta. Travolta da questa sensazione. Mi decisi. In fibrillazione, digitai sulla tastiera il numero di telefono della Dea della Caccia. La mia “Diana”, certo, non aveva fatto voto di castità…e questo era sicuro. Al primo squillo rispose e senza la minima esitazione accettò l’invito al cinema con altri amici. Nel gruppo, però, esistevo solo io. Un incontro a due. Lo dimostrò platealmente. Quella sera, accompagnandomi a casa, abbassò il pulsante della chiusura degli sportelli della decapottabile e ci baciammo. Ma nel momento in cui le nostre lingue si sfioravano un rumore metallico attirò la nostra attenzione.  Una figura maschile stava battendo con delle chiavi sul cristallo laterale dell’autovettura. Luca. Barbara diventò tutta rossa e io iniziai a preoccuparmi. Luca era un “nocciolo” che giocava al Calcio in Costume, antica tradizione fiorentina, sport non certo da signorine. Cercai spiegazioni ma da entrambi gli atteggiamenti, capii che c’era qualcosa o c’era stato qualcosa di irrisolto tra loro. Cosa di cui Barbara non mi aveva volutamente parlato. Il “colosso” afflitto, e sottomesso alla dea del piacere, era stato tutta la sera a cercare… trovandola, poi, inaspettatamente, tra le braccia di una perfetta sconosciuta.

Lasciò Luca. Quest’ultimo cercò di riaverla più di una volta.. Dalla segreteria telefonica piena di messaggi disperati… dove Luca cantava le canzoni della Pausini tramutandosi in un eunuco… agli agguati davanti a casa di Barbara.

Barbara che era la mia ancora di salvezza… Il mio chiodo schiaccia chiodo. Mi aggrediva, infatti, appena entravo in casa spogliandomi con la bocca velocemente, fino a lasciarmi sul letto come un ebete, in preda ai piaceri del sesso.

In quel periodo, esercitavo come Massofisioterapista presso un centro  di riabilitazione molto conosciuto a Firenze. Un giorno, mi fu presentata una persona da seguire negli esercizi. Non potevo credere ai miei occhi. Luca. La vita ogni giorno, ti ricorda quanto è ironica… Dovetti seguire per una settimana Luca, l’ex di Barbara. “Abbiamo un’amica in comune…o sbaglio?” Mi disse, ammiccando. Dopo due mesi, di sesso continuo, inebriata da questa voluttà, rinsavii.  Volevo partire e non sicuramente con Barbara. Scelsi due amici e Giulia. Non so perché, Barbara non poteva far parte di quel progetto. Compresi, però, come mai era diventata la mia nuova ragazza. La sera della mia partenza già tesseva la trappola a qualcun altro. Anche lei si vendicava.

Tornai da Zanzibar. La lasciai. Lei programmò le nozze con un certo Alessandro, un tipo conosciuto l’estate prima. Rilessi le sue lettere dove ero stata accusata di averla abbandonata nel momento del bisogno. Bisogno di cosa? Di trovare subito un partner dove rifugiarsi nelle notti buie invernali dove l’unica compagnia è il battito della pioggia sui vetri?

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