domenica, 20 Settembre 2020
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Recensione del film “Boris – Il film”

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Solitamente in Italia siamo abituati a creare serie tv basate ed inspirate a film che hanno fatto il pieno al botteghino, Romanzo Criminale ne è un esempio, ma mai viceversa. Il rischio era molto grande dato che le tre serie di Boris sono diventate cult, ma l’esperimento è in parte riuscito grazie alla direzione e alla sceneggiatura del trio formato da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.

Il film parte con la scena al rallenti del giovane Papa Ratzinger che corre felice per glorificare e santificare la scoperta di un vaccino. Si rivela questa la fatidica goccia che fa traboccare il vaso e René Ferretti, il regista, sbotta.

Mai più serial e miniserie commerciali di bassa qualità, girate a “cazzo de cane”: si ritrova,  per una serie di situazioni, a girare un film alla Garrone, tratto dal romanzo “La casta” di Rizzo & Stella, con l’onnipresente Diego Lopez e il non proprio affidabile direttore di produzione Sergio. Sulla carta quindi la prospettiva è di fare il salto di qualità, della vita.

Nella realtà Renè capirà di non essere mai uscito dall’inconcludente e ruffiano sistema di rappresentazioni alla meno peggio della tv italiana, ma anzi di essere entrato in quello ancora peggiore dei cinepanettoni con il benestare della produzione radical chic. Una storia agrodolce di backstage che è rappresentazione non solo della situazione nel mondo dello spettacolo italiano, ma di quasi tutti gli aspetti del nostro Paese. In fondo in molti ci lamentiamo, ma alla fine la filosofia è quella che ciò che piace a tanti piace a tutti, che chi ha potere ha dominio assoluto e che alla fine se niente cambia e perchè in fondo nessuno vuole un reale cambiamento.

Non era assolutamente facile portare sul grande schermo le dinamiche e i tempi che hanno fatto la fortuna di Boris. Chiaro che anche se compaiono tutti i personaggi della serie, in un film solo alcuni hanno uno spessore e uno spazio maggiore  rispetto ad altri. A tratti quindi si sente un po’ la sofferenza nell’avere attuato certi tagli e la potenza delle gag ne risente: a volte paiono un po’ annacquate. Quindi bene l’approfondimento di Renè Pannofino, Marilita Loy, Margherita Buy quanto si sentirà chiamata in causa?, e Duccio, che non si ricorda neanche più come si fa la fotografia, dopo una vita passata sul divano. Stona invece un po’ il lavoro di sintesi fatto sul personaggio di Stanis, che a nostro parere meritava più spazio.

Le risate comunque ci sono e sono tante, quasi tutte amare perché alla fine il messaggio che arriva è che in Italia non c’è spazio per un cinema o una televisione di qualità. La pochezza, il basso profilo e la volgarità dominano sovrane e il pubblico, scegliendo questi prodotti, non fa altro che alimentare questo meccanismo. Da premiare il fatto che non si sia voluta usare la facile via dei tormentoni che tutti gli amanti della serie conoscevano e sicuramente aspettavano.

Boris – Il film, riesce quindi un po’ a metà, con una parte iniziale interessante e con la giusta verve per poi perdersi nell’ultima mezz’ora, dove forse si è voluto spingere troppo sull’accozzaglia finale, rumorosa e fanfarona, perdendo un po’ lo spirito destabilizzante  della serie.

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