giovedì, 1 Ottobre 2020
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Recensione Vizio di Forma Thomas Pynchon

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Thomas Pynchon a settantadue anni si è rotto le scatole della sua esoterica reclusione ed è sceso tra noi mortali per ricordarci quant’erano divertenti gli anni dei fricchettoni, dei surfer e dei detective strafatti. Grazie, maestro

Niccolò Ammaniti

Una persona che rappresenta il mistero più grande della letteratura americana ed occidentale. Questo è Thomas Pynchon, uomo che ha fatto perdere le tracce della sua esistenza al mondo. In oltre mezzo secolo di onoratissima professione non ha mai rilasciato interviste e di lui si conoscono soprattutto foto giovanili: rare sono quelle odierne. L’enigma che quest’uomo ha saputo creare intorno a sé ha portato molti a pensare che Thomas Pyncon non fosse altro che lo pseudonimo di un altro grande scrittore altrettanto mitizzato per le stesse ragioni: J.D. Salinger. (“quello”de Il Giovane Holden, tanto per capirsi). Pynchon è infine comparso in una puntata de I Simpson: il suo viso era coperto da un sacchetto di cartone con un grosso punto interrogativo disegnato sopra.

Tutto questo preambolo per introdurre questo sfuggente scrittore che puntualmente, quando decide di pubblicare un libro, ne vede decretarne il successo fin da subito. Il suo ultimo lavoro è Vizio di forma, che entra a far parte della trilogia hippie, seguendo L’incanto del lotto 49 e Vineland. L’ambientazione sono gli anni 70, precisamente il 1971 anno della pubblicazione di Paura e disgusto a Las Vegas e anno del processo alla famiglia Manson.

Come per tutti gli altri libri di Pynchon la trama non esiste, i personaggi sono la trama stessa. La storia ha comunque un’indubbia chiave noir. Il protagonista è infatti un detective, Doc Sportello, che non ha però niente degli enigmatici personaggi interpretati da Humphrey Bogart e tutto del favoloso amante di white russian, Drugo Lebowsky, dei fratelli Coen( questo incredibile Vizio di Forma invoglia a cercare collegamenti e richiami alla cultura di massa). Insomma Doc Sportello è un solitario ex surfista, che fuma spinelli a ruota libera e che non ha nessun interesse verso i soldi. Un giorno, mentre è occupato nella sua attività preferita, è interrotto dall’arrivo di una sua ex. Shasta  ha un problema con l’attuale amante ( l’uomo per cui Doc è stato mollato). Il nostro anti eroe, ancora un minimo invaghito e così, tanto per portare avanti un amore non corrisposto, decide di aiutarla in questa situazione nebulosa, dove presto entrano in gioco ricatti e rapimenti, omicidi, zombie, telepatia, vendette, traffico di droga,occultismo, surf e rock. Non ne avete abbastanza? Bene perché ci sono altre apparizioni nel romanzo:  associazioni di dentisti killer e cravatte con disegni improbabili.

Vizio di forma è ironico, ma allo stesso tempo struggente nel ripercorrere tempi e luoghi che, si sente, sono cari a Pynchon che non trascura nessun dettaglio nel descriverli: sono presenti una quantità di informazioni che spaziano dalla musica al commerciale, dal sottoculturale al contro culturale, dalla politica all’architettura alla topografia, tutte meticolosamente anni 70. Questi elementi raccontati su carta creano così un vero e proprio “mosaico del dubbio”.

La copertina del libro promette e mantiene: passione e piacere senza fine, colpi di scena e psichedelia. Grazie davvero Maestro, chiunque e dovunque tu sia.

Vizio di Forma

di  Thomas Pynchon

Einaudi pp.400

€ 20,00

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