Anche loro un giorno saranno come quei vecchi del tavolo accanto. Quando i figli cresceranno. Quanto bisognerà aspettare?

Dopo tre anni da Venuto al mondo, vincitore del premio Campiello 2009, Margaret Mazzantini riprova a fare il colpaccio e le vendite le danno ragione. Nessuno si salva da solo è il suo nuovo romanzo dove il protagonista è l’amore andato perso di una coppia ormai sfasciata. Delia e Gae sono le due parti della mela che si è guastata: hanno quell’età dove, sopratutto nella società odierna, si è adulti sulla carta, ma forse non ancora nella vita reale. Hanno avuto due figli, Cosmo e Nico ( la Mazzantini forse ha difficoltà nella scelta di nomi un pò più attuali) e si ritrovano ad un tavolo per capire che cosa è andato storto, perchè il loro legame si è spezzato portandoli inesorabilmente alla separazione. 

Premettendo che non sono una grande fan della scrittrice, mi sono chiesta che tipo di storia stia entusiasmando i lettori italiani, tanto da far arrivare Nessuno si salva da solo al primo posto nelle vendite.

Il libro mi sembra alla fine un romanzo di facile lettura, furbo per le tematiche che tratta e per la catarsi che può portare molte donne e uomini ad immedesimarsi. Perchè la coppia degli anni duemila appare allo sbando, priva di valori, dove i genitori sono ancora ragazzi- in quel limbo che sono i trenta/ quarant’anni- e scrivere su di loro è spesso odiosamente facile. La separazione che avviene quando una coppia non funziona più è dolorosa e faticosa in qualsiasi modo avvenga. Anche in quelle, fra virgolette, più civili, il senso di un proprio personale fallimento è comunque presente. C’è una costante ricerca di un nuovo asse e di un nuovo equilibrio e c’è la certezza che, quando ci sono di mezzo i bambini ancora di più, un filo rosso, un’unione con questa persona che non vogliamo più, rimarrà per sempre. Tutti i discorsi che avvengono: soldi per il mantenimento, affidi, la casa, saranno promemoria indelebili di una disfatta, da cui ci si può sollevare, ma una disfatta.

Ecco perchè il titolo di questo romanzo, Nessuno si salva da solo, vale tutto il libro. Il resto, la trama, i dialoghi, la vicenda,  è fragile, spugnoso, come i denti della protagonista. La Mazzantini fa un uso spropositato di frasi ad effetto: ha voglia di lasciare il lettore come impietrito in un autocompiacimento letterario che alla fine stroppia perchè innaturale. Le riflessioni dei protagonisti poi, come anche i dialoghi, sanno di costruito, troppo finti per essere veri, artefatti. Eppure in fondo al romanzo non manca niente: volendo la storia c’è, ma il libro non prende mai, non avvince. E forse la ragione è una: il micromondo di questa coppia non riesce a diventare macro, non riesce a diventare parte di quello che c’è intorno e che nel frattempo non si ferma, va avanti. La vicenda rimane lì, chiusa in sé stessa e non riesce a diventare scorcio di un momento più ampio.

Margaret Mazzantini, come purtroppo molti romanzieri italiani, riesce difficilmente a far dialogare più piani di vita, di esterni, fra di loro. Rimane fissa nella descrizione di un’unica scena, perdendosi tutto il film che nel mentre sta scorrendo. 

Nessuno si salva da solo

di Margaret Mazzantini

pp. 189

Mondadori € 19,00