sabato, 23 Ottobre 2021
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Concordia, cinque mesi dal naufragio. E lo scoglio diventerà un monumento

Ottanta tonnellate di scoglio strappato dal fondale dell'Isola del Giglio dalla Costa Concordia. Uno squarcio di circa settanta metri sul ''fianco'' sinistro e una tragedia: quel naufragio che cinque mesi fa ha provocato la morte di 32 persone.

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Ottanta tonnellate di scoglio strappato dal fondale dell’Isola del Giglio dalla Costa Concordia. Uno squarcio di circa settanta metri sul ”fianco” sinistro e una tragedia: quel naufragio che cinque mesi fa ha provocato la morte di 32 persone.

IL NAUFRAGIO. Sono trascorsi cinque mesi da quella tragica notte di gennaio in cui la Costa Concordia, urtando contro uno scoglio e strappandolo dal fondale, si accasciò sulle Scole, all’Isola del Giglio. Le luci si spensero, il panico aggredì i passeggeri e i membri dell’equipaggio. Nessuno sapeva cosa stava accadendo, in fin dei conti, la nave era ancora dritta. Chi avrebbe mai pensato ad una sciagura simile? Ma quel boato proveniente dal fondale, causato dall’urto contro lo scoglio, ha sicuramente fatto pensare a qualcosa di più ”oscuro” di un semplice black-out. Si perché inizialmente, si parlava di black-out. Era questo il messaggio che passava di bocca in bocca. Ma quando la nave ha iniziato ad inclinarsi, tutti hanno pensato al peggio, iniziando a rendersi conto di quello che stava accadendo. Donne, bambini, uomini e anziani delle più svariate nazionalità insieme ai membri dell’equipaggio, correvano lungo i corridoi che diventavano sempre più simili a camini. ”Mantenere la calma” questo è quanto veniva detto ai passeggeri, anche se lo stesso equipaggio non riusciva ad essere tranquillo. ”Dall’alto” non venivano date disposizioni, non veniva comunicato di abbandonare la nave. Ma quando quel gigante del mare ha iniziato a piegarsi sempre di più, è stato lo stesso equipaggio a prendere in mano la situazione. ”Abbandonare la nave”.

SULLE SCIALUPPE. Ed è stato in quel momento che le persone hanno preso piena consapevolezza di quanto stesse accadendo. Indossando i giubbotti salvagente, si sono diretti sulle scialuppe, ”guidati” dagli eroici membri dell’equipaggio, mentre lui, il Comandante, l’ultimo che dovrebbe abbandonare la nave, era già sulla terra ferma, asciutto, pare su uno scoglio. ”Torni a bordo c…” queste le parole di De Falco a Schettino, colui che mise da parte la sua professione diventando agli occhi del mondo, in quel momento, un codardo mentre 32 persone, di cui una bimba di appena 5 anni, perdeva la vita insieme al padre, ai membri dell’equipaggio, ad una sposina, a due amiche in vacanza, ad una coppia in cerca di relax, all’eroe che salvò una bambina e molti altri ancora.

DAL GIGLIO. E il Giglio era li, quella notte, nella sua solita posizione ferma da Isola ben saldata al fondale. Ma la popolazione no, non riposava, si agitava cercando di dare aiuti, coperte, posti letto e sostegno psicologico, nessuno con le mani in mano, tra le luci delle ambulanze e delle forse dell’ordine. Urla, grida e pianti, qualcuno anche che si è allontanato senza avvertire le autorità, dato per disperso e poi ritrovato. Un popolo segnato da un errore umano, che lotta ogni giorno da cinque mesi, contro quella enorme nave bianca accasciata contro il ”suo” scoglio. E nei cuori degli isolani, anche altre due vittime, che al momento non hanno ancora potuto ”riabbracciare” i propri cari.

LO SCOGLIO. E proprio quello scoglio incastrato nel fianco della Concordia, diventerà un momento ai caduti del naufragio del 13 gennaio. A comunicarlo, il sindaco del Giglio Sergio Ortelli, spiegando che si tratta di un progetto condiviso da Costa Crociere. Quel pezzo delle Scole sarà collocato in paese o rimesso in mare proprio nel punto in cui si trovava prima di essere strappato dal gigante dei mari, vicino alla statua del Cristo degli Abissi benedetta da Papa Giovanni Paolo II e collocata sott’acqua nel 2000, poco distante dal monumento ai caduti subacquei.

LA RIMOZIONE. La rimozione della Concordia avverrà seguendo il progetto della Titan-Micoperi, la società italo-americana il cui piano per il recupero ha convinto più degli altri, sia per il progetto in se che per la tutela ambientale. Ma Legambiente scrive al presidente della Regione Enrico Rossi “Abbiamo particolarmente apprezzato i suoi interventi per far fronte alla sicurezza e alla tutela dell’ecosistema marino toscano. Dopo i vari disastri della Concordia, dell’inabissamento di bidoni tossici a largo della Gorgona, del ritrovamento di contenitori con acido cloridico nelle acque di Montecristo e dell’incidente della Mersa all’isola d’Elba, occorre adottare una strategia efficace che garantisca lo sviluppo di un turismo sostenibile in chiave ambientale e che mantenga e moltiplichi economie e posti di lavoro. È fondamentale applicare il recente decreto anti-inchini integrandolo con norme ancora più severe estendendolo a tutta la costa, per arrivare in tempi brevissimi all’istituzione di un sistema di controllo e monitoraggio Vts (con i radar), che permetta alle Capitanerie di porto e agli organi preposti d’intervenire in modo efficace. Oltretutto prevedendo sanzioni adeguate per le eventuali violazioni da parte dei natanti”. In particolare Legambiente chiede, dopo il disastro della Concordia, che “venga istituita subito l’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano, prevista addirittura da una legge del 1982, per tutelare l’intero ecosistema e garantire che la Toscana diventi la Regione capofila nel settore della protezione degli ambienti marini, del controllo della navigazione e del turismo sostenibile”.

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