lunedì, 29 Novembre 2021
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Vivono nella casa ”popolare” ma hanno la Porsche: due coniugi nei guai

La costosa auto era di proprietà di una società di Empoli, il cui rappresentante legale, una donna di 46 anni, gestiva insieme al marito - e socio - un’impresa edile. Per i due l'accusa della guardia di finanza è quella di aver annotato fatture false per evadere il fisco. Condannati a 8 mesi di reclusione.

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In casa popolare con la Porsche nel parcheggio.

TENORE DI VITA. Una società edile di Empoli ha annotato nelle scritture contabili fatture false per oltre 280mila euro, abbattendo così i ricavi conseguiti e dichiarando un reddito di poche migliaia di euro: è questo l’esito di un’indagine, iniziata dai finanzieri di Empoli, per verificare la posizione di due coniugi, per i quali è stata rilevata una evidente sproporzione tra il tenore di vita e redditi dichiarati al Fisco.

L’INDAGINE. Nell’ambito di una ordinaria attività di controllo del territorio, le fiamme gialle empolesi hanno infatti rilevato che una nuovissima Porsche Boxter 2.8 (del valore di oltre 50mila euro), era da tempo parcheggiata presso un complesso di case ex Ater (Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale Pubblica), ubicate nella frazione di Ponte ad Elsa, nell’empolese. L’auto è risultata intestata a una società di Empoli, il cui rappresentante legale, una donna (46 enne residente a Empoli), gestiva insieme al marito (e socio) un’impresa edile.

CONTROLLI. I controlli – spiega la guardia di finanza – hanno permesso di accertare l’annotazione in contabilità di costi fittizi pari a 280mila euro, dovuti alla registrazione di 21 fatture, emesse da quattro diversi fornitori tra il 2005 e il 2008. Queste fatture – continuano le fiamme gialle – sono apparse subito anomale, in quanto tutte prive della esatta indicazione della natura e qualità delle prestazioni eseguite, nonché dei luoghi e dei cantieri dove le stesse sarebbero state realizzate. I controlli incrociati eseguiti presso coloro che risultavano aver emesso i documenti contabili – conlude la gdf – hanno confermato la falsità dei rapporti commerciali intercorsi tra le imprese interessate. Le fatture, in pratica, sono risultate riprodotte mediante la ricostruzione del logo ufficiale delle imprese emittenti.

RINVIO A GIUDIZIO. I due coniugi, imprenditori edili di Empoli, per questi fatti sono stati rinviati a giudizio e condannati dal Tribunale Ordinario di Firenze a 8 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per i reati di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” nonché per “emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”. È stata poi inoltrata una segnalazione al comune di Empoli, per la verifica della sussistenza dei requisiti relativi all’occupazione (da circa 20 anni) dell’appartamento “popolare” per i quali è previsto come requisito la disponibilità di un reddito familiare non superiore a 14.715 euro.

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