venerdì 19 ottobre 2018

Nostradamus 4.0: il 2018 che sarà

Uno sguardo all'anno che è arrivato tra previsioni (strampalate o realistiche che siano) e buoni propositi. L'editoriale, il primo del 2018, firmato da Francesca Puliti, direttore de il Reporter
Francesca Puliti
Anno nuovo

Gennaio significa nuovi inizi. Per qualcuno vuol dire pensare a una nuova scuola (ne parliamo nel nuovo numero de Il Reporter a pag. 10), per altri a una nuova carriera o a nuovi orizzonti da esplorare. L’inizio dell’anno è anche il momento in cui sfogliamo tutti gli oroscopi a disposizione nel tentativo di trovarne uno più favorevole. Avete provato a cercare online cosa ci aspetta nel 2018?

Una delle prime risposte che troverete ve la dà direttamente Nostradamus ed è enigmatica: si parla di un probabile terzo conflitto mondiale e della fi ne delle tasse (forse connessa all’ipotesi della fine dell’umanità).

L’anno che verrà, però, potrebbe anche essere quello in cui debelleremo virus come l’Hiv, il papilloma o l’Ebola, grazie a nanoparticelle d’oro in grado di fingersi cellule umane. Il costo di un “vaccino” è ancora da stimare, ma la fonte, in questo caso, è più attendibile: una ricerca internazionale coordinata da due studiosi italiani, Francesco Stellacci e David Lembo. Sappiamo da altre fonti (Sole24Ore) che nel 2018 Amazon conquisterà anche la platea degli eventi sportivi, che l’intelligenza artificiale sarà sempre più presente nelle nostre vite quotidiane e che cresceranno le app di realtà aumentata e i programmi trasmessi in diretta via web.

Nel 2018 il 90% della popolazione adulta disporrà di uno smartphone, nei Paesi che possono permetterselo. E in molti stanno già pensando a come smettere di abusarne. Ma nei prossimi 12 mesi chi lo possiede interagirà in media 52 volte al giorno con il cellulare. Per Firenze il 2018 sarà l’anno dell’entrata in funzione delle nuove linee della tramvia (prima o dopo). Per l’Italia la prossima sarà l’estate dei Mondiali senza Azzurri. E sarà anche l’anno del ritorno alle urne, seppur, come ben sappiamo, non è detto che questo comporti rivoluzioni epocali.

Facciamola noi, dunque, una piccola rivoluzione: smettiamola di lamentarci su Facebook, di parlare di crisi, di dare la colpa a qualcun altro se piove o se c’è la siccità. Il futuro non dipenderà da nuove strabilianti tecnologie o da scoperte decisive, ma dalle scelte che faremo. Abbiamo un anno per agire.

4 gennaio 2018
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