A poche settimane dalla boa del metà mandato (è stata eletta il 24 giugno del 2024), la sindaca Sara Funaro si racconta al Reporter: dalla sfida sul tema casa ai cantieri della tramvia, dallo stadio alla stazione Foster, passando per sicurezza, traffico e il ‘tetto di cristallo’ dell’essere ancora una delle poche donne in posizioni di rilievo.
Con le idee chiare per il 2029.
Siamo quasi arrivati a metà mandato, lei Sindaca che voto si dà?
“Non amo darmi i voti e credo sia ancora presto per fare bilanci definitivi. In questi due anni abbiamo lavorato intensamente e affrontato temi che Firenze attendeva da tempo: dalla casa alla mobilità, dalle infrastrutture alla sicurezza, fino ai grandi progetti strategici per il futuro della città. Alcuni risultati sono già visibili, altri richiedono tempi più lunghi. Per usare una metafora scolastica, direi che non siamo al momento della pagella finale, ma a metà del percorso. Abbiamo superato diversi esami importanti, ma davanti ce ne sono ancora molti”.
La giunta è promossa? Che sono tutti bravi non ci crediamo…
“Le pagelle le lascio ai cittadini alla fine del mandato. Quello che posso dire è che questa è una giunta che ha lavorato tanto e che ha affrontato e sta affrontando sfide molto complesse. Se guardo a quest’anno, vedo risultati concreti in tutti gli assessorati: penso al lavoro sulle politiche abitative e sulla regolamentazione degli affitti brevi; agli investimenti sulla scuola e sui servizi educativi; ai cantieri della tramvia e alle infrastrutture che stanno cambiando la mobilità cittadina, penso anche ai 200 posteggi che abbiamo recuperato a Gavinana, mentre in piazza Savonarola abbiamo tolto i parcheggi a rotazione destinandoli ai residenti. Ci sono poi progetti importanti sulla cultura e sui grandi eventi, vedi l’Estate Fiorentina; gli interventi sul verde e sulla sostenibilità; il lavoro sulla sicurezza urbana, sul sociale, sulle politiche giovanili e sullo sport. Naturalmente si può sempre fare meglio. Ma credo che la misura del lavoro di una giunta non stia nelle dichiarazioni, bensì nei risultati che riesce a portare alla città. E su questo saremo giudicati dalle fiorentine e dai fiorentini”.

In questi due anni ha puntato molto sul tema della casa. A Firenze gli affitti sono diventati impossibili da sostenere, c’è la stretta sugli affitti brevi, ora anche fuori dal centro, ma le abitazioni stanno tornando sul mercato a prezzi accessibili? Avete dati su questo?
“Il tema della casa è probabilmente la sfida più importante che oggi hanno le grandi città, in particolare quelle attrattive come Firenze. Non è pensabile che, per quanto possa rivelarsi efficace, un provvedimento amministrativo possa cambiare da solo e in pochi mesi un mercato che si è trasformato nel corso di anni. Noi stiamo agendo su più fronti contemporaneamente: abbiamo introdotto regole sugli affitti brevi per limitare anche fuori dall’area Unesco, investito nell’edilizia residenziale pubblica e sociale, previsto incentivi per favorire i contratti a lungo termine e lavorato per costruire un rapporto più forte con i proprietari. Tutto questo rientra in una visione precisa: rendere Firenze una città sempre più vivibile per chi la abita e non soltanto per chi la visita. Oggi sarebbe prematuro quantificare con precisione quanti appartamenti possano rientrare dal mercato turistico a quello residenziale o attribuire l’andamento dei prezzi a un singolo intervento. Il mercato immobiliare è influenzato da molti fattori e i cambiamenti richiedono tempo. Quello che possiamo dire è che stiamo creando le condizioni perché il mercato trovi un equilibrio diverso e perché torni ad essere conveniente affittare stabilmente a famiglie, lavoratori e studenti. Firenze continua a essere una città attrattiva e cresce anche dal punto di vista demografico. Proprio per questo non possiamo rinunciare a governare il fenomeno. Probabilmente gli effetti più profondi di alcune scelte non si vedranno nell’immediato, ma era necessario intervenire ora per porre le basi di un cambiamento strutturale. Se non lo avessimo fatto, il problema sarebbe diventato ancora più difficile da affrontare negli anni a venire”.
Traffico solito tasto dolente, buona parte della città è occupata dai cantieri della nuova tramvia. Sindaca, troppo tutto insieme?
“Capisco perfettamente il disagio che tanti cittadini stanno vivendo e ancora una volta ringrazio ciascuno di loro per la pazienza. Non c’è alcuna intenzione di minimizzarlo. Oggi Firenze sta affrontando contemporaneamente alcuni dei più importanti interventi infrastrutturali degli ultimi decenni e questo inevitabilmente ha un impatto sulla viabilità. Ma questi lavori non erano più procrastinabili. Quello di Ponte al Pino era una struttura ottocentesca che necessitava di una sostituzione completa per ragioni di sicurezza. È un intervento realizzato da Rfi, che si è chiuso addirittura in anticipo rispetto al cronoprogramma iniziale. So che questi mesi sono stati complessi, ma nel frattempo stiamo già mettendo a disposizione nuove infrastrutture. Penso al nuovo ponte sull’Arno tra Bellariva e l’Anconella, il primo costruito a Firenze dopo oltre cinquant’anni e dedicato a Nadia e Caterina Nencioni, e ai nuovi parcheggi scambiatori collegati alla tramvia, che rappresentano già oggi un’alternativa concreta per gli spostamenti. Insomma, sì, stiamo chiedendo un sacrificio ai cittadini, ma è un sacrificio che serve a consegnare a Firenze una mobilità più sicura, più moderna, più sostenibile e più efficiente. Il nostro compito è fare in modo che questi cantieri durino il meno possibile e che i benefici arrivino il prima possibile, anche con la nuova linea tramviaria per Bagno a Ripoli, che sarà completata entro la fine dell’anno, beneficiando delle risorse Pnrr. Quanto al ponte Da Verrazzano, sono state svolte analisi molto approfondite. I risultati sono rassicuranti e restituiscono un quadro molto diverso rispetto a quello che, in questi mesi, è stato raccontato. Una certa narrazione insinuava di un ponte da demolire fino alla necessità di una ricostruzione integrale. Dalle analisi della Val4 emerge che il ponte è complessivamente ben conservato, ma ha bisogno di interventi di manutenzione per consentirgli di sostenere, senza limitazioni di peso, tutti i carichi previsti: dal traffico veicolare alla tramvia, fino alla mobilità ciclabile e pedonale. Gli interventi individuati avranno una durata di circa sette mesi e un costo stimato di 7 milioni di euro”.
Sempre a proposito di mobilità, la Tav procede, cosa succederà alla zona della stazione Foster? C’è un accordo con la Regione e con Ferrovie sulle opere da realizzare?
“La realizzazione della stazione Foster e del passante Alta Velocità rappresenta una svolta storica per Firenze e per l’intero sistema ferroviario nazionale. Parliamo di un’infrastruttura che consentirà di separare i flussi dell’Alta Velocità da quelli regionali e merci, migliorando l’efficienza complessiva del nodo ferroviario e il servizio per centinaia di migliaia di passeggeri. Proprio per l’importanza di quest’opera, il nostro obiettivo non è guardare soltanto alla stazione, ma a tutto il quartiere che nascerà e si trasformerà attorno ad essa. Per questo stiamo lavorando in stretto raccordo con Regione Toscana e Ferrovie e vogliamo aprire un percorso di confronto e partecipazione con i cittadini per disegnare insieme il futuro di quest’area della città. Ci sono alcuni punti che considero fondamentali. Il primo riguarda i servizi di prossimità, a partire dalla realizzazione di una Casa di Comunità. Il secondo mette in primo piano il tema della sicurezza: una zona che accoglierà ogni giorno un numero così elevato di persone deve poter contare su presìdi adeguati. Per questo chiederemo un confronto con il ministero dell’Interno e con le altre istituzioni competenti per valutare la presenza stabile di forze dell’ordine nell’area, con un presidio di polizia o una caserma. L’obiettivo è fare in modo che la Foster non sia soltanto una grande infrastruttura ferroviaria, ma diventi un’opportunità di rigenerazione urbana, capace di portare servizi, qualità dello spazio pubblico, sicurezza e nuove funzioni utili ai cittadini. Su questo stiamo lavorando con tutti i soggetti coinvolti e continueremo a farlo nei prossimi mesi”.

Sullo stadio lei ha sempre sostenuto che le cose non si annunciano ma si fanno. A che punto siete? Avete fatto abbastanza?
“Ho sempre detto che prima si fanno le cose e poi si annunciano. Dopo l’ultima variante abbiamo reso pubblico il cronoprogramma e stiamo monitorando i tempi. Ricordo che abbiamo esteso gli orari di lavoro dalle 6 alle 22, intanto fino a fine novembre, in costante collaborazione con tutti i soggetti coinvolti. Nel frattempo, abbiamo approvato l’atto di indirizzo per il percorso amministrativo per il completamento della riqualificazione del Franchi e, come annunciato, abbiamo presentato la documentazione per essere una delle città ospitanti di Euro32”.
Sulla sicurezza le richieste al Governo sono ormai pressoché quotidiane…
“Io sono una sindaca e ho il dovere di rappresentare le esigenze della mia città e di chiedere risposte quando servono. Sulla sicurezza serve che ognuno faccia la propria parte. La sicurezza nelle nostre città deve essere garantita dal governo centrale, con un numero di agenti adeguato. Abbiamo chiesto al governo di avere almeno una pattuglia notturna delle forze dell’ordine ogni 25mila abitanti: questo vorrebbe dire avere almeno 15 pattuglie notturne in città. Il minimo di soddisfazione è di raggiungere questo dato, ma siamo ben lontani. Come Comune stiamo investendo sulla polizia municipale, tanto che arriveremo a circa 1000 agenti sul territorio, sulla videosorveglianza, sui presidi sul territorio, sulla riqualificazione degli spazi pubblici e sui progetti sociali che aiutano a prevenire situazioni di degrado. Ma ci sono competenze che appartengono allo Stato e sulle quali continuiamo a chiedere attenzione: se avessimo altrettanti numeri da parte del governo la nostra sarebbe una città presidiata. Firenze è una città internazionale, che accoglie ogni anno milioni di visitatori e che ha bisogno di organici delle forze dell’ordine adeguati al numero di residenti e city users”.

Sindaca, lei guida col centrosinistra una delle città più importanti d’Italia. Come vede il suo futuro quando concluderà il suo primo mandato da prima cittadina?
“La mia intenzione, se i fiorentini lo vogliono, è fare il secondo mandato. Ho il pieno sostegno della coalizione, ma la parola finale spetta ai cittadini, a decidere se sarò ancora sindaca saranno loro. Il compito di chi amministra è anche quello di porre le basi per il futuro: nel primo mandato programmi e metti in atto le prime risposte, ma i frutti e il rafforzamento delle tue azioni li vedi nel mandato successivo. Mi piacerebbe poter guardare Firenze e vedere una città che ha fatto passi avanti concreti: sul diritto alla casa, sulla qualità dei servizi, sulla mobilità sostenibile, sul verde e sulla vivibilità. Stiamo lavorando a trasformazioni importanti, alcune delle quali avranno bisogno di tempo per produrre tutti i loro effetti.”
Quanto è faticoso essere sindaca in una società e in una politica dove ancora l’uomo è predominante?
“Non nego che per una donna il percorso verso ruoli di responsabilità sia ancora spesso complesso. Esistono stereotipi e pregiudizi che, a volte in modo esplicito e altre in modo più sottile, continuano a essere presenti nella società e in politica. Detto questo, non ho mai vissuto il mio ruolo concentrandomi sulle difficoltà. Ho sempre pensato che il modo migliore per superare certi ostacoli fosse dimostrare con il lavoro, la competenza e i risultati che le donne possono guidare istituzioni e amministrazioni esattamente come gli uomini. Essere la prima sindaca della storia di Firenze è per me un grande onore, ma spero che presto non faccia più notizia il fatto che una donna ricopra un incarico come questo. Il vero obiettivo è arrivare a una situazione in cui il genere non sia più un elemento di discussione, perché la leadership femminile sarà considerata normale quanto quella maschile. Credo che la politica abbia anche una responsabilità educativa: ogni volta che una donna assume un ruolo di guida, si contribuisce ad aprire una strada per le ragazze e le giovani donne che verranno dopo. E questo è un cambiamento culturale che vale ben oltre una singola esperienza amministrativa”.


