domenica, 23 Febbraio 2020
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Opportunità e disastri

Entro il 2030 ci saranno 1,8 miliardi di turisti in giro per il mondo, un essere umano su cinque. Taleb Rifai, segretario generale dell’Organizzazione mondiale del turismo, ha sintetizzato in modo esemplare: “Potranno essere 1,8 miliardi di opportunità o 1,8 miliardi di disastri. Sta a noi scegliere”. Da che parte ci si sia schierati ancora non è chiaro.

Nella cittadella Inca di Machu Picchu, in Perù, le presenze di turisti hanno raggiunto il doppio del massimo consigliato dall’Unesco e presto saranno imposti limiti al numero di accessi e al tempo a disposizione per le visite. L’iconica spiaggia di Maya Bay, in Thailandia, resterà chiusa fino al 2021 così che il suo ecosistema depredato possa rigenerarsi. Nel 2016 l’ex sindaco di Dubrovnik arrivò a chiedere ai suoi concittadini di non uscire di casa per non scontrarsi con la folla di villeggianti. Il biglietto di ingresso al Taj Mahal è aumentato del 400% per scoraggiare le visite e lo stesso a Queenstown, in Nuova Zelanda, dove è stata approvata una delle tasse turistiche più alte al mondo.

Le città europee – Firenze tra queste – hanno assaggiato per prime gli effetti della turistificazione. Il prezzo degli immobili, più redditizi come bed and breakfast che come case, sale alle stelle e i residenti vengono spinti fuori dai centri storici, cancellando la vita locale. Secondo il World Travel & Tourism Council, ora toccherà alle metropoli di Asia e Medio Oriente, da Istanbul a Delhi, da Kuala Lumpur al Cairo alle megalopoli cinesi.

C’è poi il danno ambientale: il traffico aereo nel 2019, dicono le previsioni, aumenterà del 5% rispetto all’anno scorso e l’intero comparto dell’aviazione civile, uno dei settori inquinanti a maggior crescita, potrebbe triplicare le emissioni nel giro di trent’anni. Se i numeri crescono è perché il mercato del turismo ha superato in fretta la crisi e si è messo a correre prima e più degli altri.

Oggi rappresenta più del 10% del Pil mondiale e ancora crescerà, con la nuova e sterminata classe media asiatica che fin qui non aveva accesso al mercato e che oggi invece si è messa a viaggiare. Sarà sempre più un motore economico e occupazionale, anche a Firenze. Il modo in cui verrà governato, la sua improcrastinabile conversione a un modello sostenibile che funzioni sia per i residenti che per i viaggiatori, è uno dei temi capitali per il presente della città, dal quale passa anche buona parte del suo futuro. Opportunità o disastri.

Andrea Tani
direttore@ilreporter.it

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