sabato, 16 Gennaio 2021
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Campione in sella e nella vita, Bartali dichiarato “Giusto tra le nazioni”

Il grande ciclista fiorentino salvò ebrei perseguitati dai nazi-fascisti nascondendo documenti nella sella e nel manubrio della sua bici. La famiglia: E' una cosa magnifica.

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Campione in sella e nella vita: Gino Bartali da oggi è uno dei “Giusti tra le nazioni”.

GIUSTO TRA LE NAZIONI. Un premio speciale, che vale più di ogni medaglia, quello conferito alla memoria di ‘Ginettaccio’ Bartali, il grande campione fiorentino delle due ruote, proclamato ”Giusto tra le nazioni” da Yad Vashem, il sacrario della Memoria di Gerusalemme.

LA DIFESA DEGLI EBREI. Un riconoscimento per l’impegno speso dal ciclista nella lotta alle discriminazioni e nella difesa degli ebrei perseguitati in Italia. Come si legge sul sito dell’associazione ebraica, Bartali era infatti un “corriere della Resistenza” ed agiva per la rete di difesa della popolazione ebraica dall’oppressione nazi-fascista avviata dal cardinale Dalla Costa e dal rabbino di Firenze Nathan Cassuto. Il campione nascondeva documenti segreti nel manubrio e nella sella della sua bici, che poi consegnava spostandosi durante gli allenamenti.

GRANDE COMMOZIONE. Con la sua attività di ”corriere” sulle due ruote, ‘Ginettaccio’ ha contribuito a salvare la vita a centinaia di ebrei. Da qui la prestigiosa onorificenza accolta con grande commozione dalla famiglia dell’atleta. “E’ una cosa magnifica” è il commento emozionato del figlio Andrea. E soddisfazione arriva dal vicesindaco di Firenze Stefania Saccardi. “Lo scorso 11 agosto, giorno della liberazione di Firenze, il sindaco Renzi lanciò l’appello affinchè ‘Ginettaccio’ potesse essere insignito di questo riconoscimento. Ebbene oggi questo diventa realtà”, afferma Saccardi. E commozione arriva anche dal presidente della Regione Enrico Rossi: “Un riconoscimento che premia il coraggio civile di uno dei più grandi uomini di sport della storia italiana. Un riconoscimento di cui la Toscana dev’essere orgogliosa, ma che fa bene a tutto lo sport, in tempi in cui è più facile che lo sport sia collegato ai cori razzisti degli stadi”. Per Rossi le storie come quella di Bartali ” ci aiutano a tenere viva la memoria e a trasmetterla alle nuove generazioni, insegnando loro i valori della solidarietà e dell’impegno”. Allo stesso tempo, prosegue Rossi, ” Bartali ci insegna che per essere davvero campioni nello sport bisogna essere anche campioni nella vita. E come toscano, mi sembra particolarmente bello che questa notizia arrivi proprio nei giorni in cui la Toscana ospita i Campionati mondiali di ciclismo, che ora si arricchiscono anche di un altro significato”.

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