martedì, 24 Novembre 2020
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È morto a Pisa l’endocrinologo Aldo Pinchera

Si è spento la scorsa notte nella sua casa pisana. Pinchera è stato un endocrinologo di fama internazionale soprattutto per la cura delle malattie della tiroide. È morto all'età di settantotto anni per problemi cardiaci.

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Aldo Pinchera, studioso delle malattie della tiroide, è morto questa notte a Pisa.

LA MORTE. La tragica scomparsa è avvenuta nella notte scorsa: l’endocrinologo Pinchera si è spento la notte scorsa nella sua casa pisana all’età di settantotto anni a causa di problemi cardiaci.

LA CARRIERA. Pinchera era un endocrinologo di fama internazionale ed era riconosciuto come uno dei massimi esperti mondiali nello studio e nella cura delle malattie della tiroide. Responsabile di numerosi programmi di ricerche finanziate da enti nazionali e internazionali ha coordinato per l’Unione Europea gli studi clinici sul carcinoma tiroideo infantile post Chernobyl. All’università di Pisa era direttore della prima scuola di specializzazione in endocrinologia e malattie del ricambio.

CONTRO L’OBESITÀ. Il suo ultimo progetto era quello di volere realizzare una città che combatte ogni giorno l’obesità. Il medico stava portando avanti questa idea insieme al comune di Pisa e il progetto era attesa di finanziamenti regionali. L’obiettivo era quello di porre la città della torre pendente tra le nazioni europee all’avanguardia nella lotta all’obesità e il miglioramento degli stili di vita. Proprio a Pisa, Pinchera aveva infatti fondato l’istituto europeo per la prevenzione e la terapia dell’obesità.

IL CORDOGLIO. Il presidente regionale Enrico Rossi ha espresso il suo cordoglio per la morte del medico: “Una perdita enorme non solo di una persona di scienza e cultura, ma anche di un cittadino illustre, di grande impegno morale e civile. Alla famiglia le più sincere condoglianze, da parte mia e di tutta la giunta regionale”. “Quando ho avuto l’opportunità di incontrarlo – ha aggiunto Rossi – ho potuto apprezzare, oltre alla sua competenza e professionalità, anche la grande disponibilità e attenzione verso gli altri. La ricerca medica internazionale dovrà fare a meno di una figura di grande rilievo che ha lasciato un’eredità fondamentale nel campo dello studio e della cura dei disturbi della tiroide”.

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