martedì, 13 Aprile 2021
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I ”clown in corsia” da Siena alla Cina

Il progetto ''Clown in Corsia'' dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese è stato realizzato anche all'ospedale materno-infantile ''Guangdong Women and Children Hospital'' della città di Guanzhou, in Cina.

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Dalle Scotte alla Cina.

IN CINA. Il progetto “Clown in Corsia” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese sbarca anche in Cina: il pediatra Tang Yuanping, uno dei medici che hanno partecipato al progetto di formazione tra AOUS e il Ministero della Salute della Repubblica Popolare Cinese iniziato nel 2009, ha importato e realizzato lo stesso progetto all’ospedale materno-infantile “Guangdong Women and Children Hospital” della città di Guanzhou, in Cina.

COLLABORAZIONE. “Il progetto di collaborazione tra Siena e la Cina – spiega Pierluigi Tosi, direttore generale AOUS – sta portando importanti risultati con scambi culturali e professionali di alto valore, come l’introduzione di questo tipo di pratica che rende più accogliente e allegro l’ambiente ospedaliero, soprattutto nel caso di bambini che devono sottoporsi a cure. Gli ottimi risultati raggiunti sono frutto anche dell’impegno e della dedizione di tutti i dipendenti che hanno collaborato con entusiasmo”.

SORRISI. I volontari clown dell’associazione ‘NasienaSI Vip Siena’, nell’ottica della riduzione del dolore, della paura e dell’ansia sia del bambino che delle famiglie, svolgono tra le corsie attività ludiche, ricreative e di sostegno al dolore attraverso sorrisi, giochi e allegria, con un forte ruolo terapeutico per i piccoli pazienti che spesso devono effettuare anche lunghe permanenze in ospedale. “Il nostro obiettivo – spiega Cristiana Carusi, presidente della onlus NasienaSI Vip Siena, Associazione Clown di corsia volontari – è di stare accanto ai piccoli pazienti per farli sentire come a casa e rincuorarli quando si scoraggiano. Il personaggio del clown accorcia le distanze, sdrammatizza la situazione accompagna, distrae, fa ridere e i sorrisi si espandono e conquistano. Di ridere c’è sempre un gran bisogno, anche quando si crede di non averne voglia. Per questo siamo contenti che i medici cinesi che hanno conosciuto il nostro lavoro, abbiano deciso di introdurlo nei loro ospedali come buona pratica”.

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