L’attestato ricevuto li abilita a esercitare quella delicata mansione che consiste nel far sorridere i bambini ricoverati in ospedale.

«Ci sono progetti che possono passare senza lasciare traccia, senza cambiare veramente la realtà. Per il progetto “Clown. La medicina del sorriso” non è stato così – ha commentato Simoncini -. E’ un progetto di qualità che ha visto la collaborazione stretta e continua tra professionisti, enti, associazioni e Università, sapendo che tutti stavamo costruendo qualcosa di nuovo, qualcosa che avrebbe contribuito a migliorare le condizioni di vita dei più piccoli segnati dalla sofferenza. Con questa consapevolezza le persone hanno lavorato insieme, hanno costruito, hanno innovato, confermando la tradizione di eccellenza che distingue questa regione nel campo della sanità».

Il progetto, che nasce da un accordo di cui la Toscana è capofila tra le Regioni Calabria, Sardegna, Piemonte, Liguria, Lazio, ha visto la collaborazione di più soggetti, e ambiti operativi diversi (il Consorzio Pegaso e la cooperativa Arca in Toscana, Cnos Sardegna e Forcoop Piemonte, l’Università di Firenze che ha coordinato la ricerca e Iter-Giunti la diffusione) ha il grande vantaggio di essere trasferibile perché il gruppo di lavoro ha sviluppato contatti anche con altre realtà sia italiane (Emilia Romagna) che europee. Inoltre, ha sviluppato modelli e processi che possono diventare un utile punto di partenza per ulteriori progetti ed iniziative.

La stessa figura professionale approvata dalla Regione Toscana, costituisce un esempio unico al mondo di riconoscimento pubblico di una realtà che di fatto esiste ed opera negli ospedali che hanno avviato processi di umanizzazione.

Il progetto si è snodato su diversi livelli:
La ricerca, coordinata dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Firenze, alla quale hanno collaborato le Facoltà di Scienze della Formazione delle Università di Genova, Torino, Sassari e dell’Università della Calabria. E’ stata analizzata la realtà italiana dei clown in corsia e la realtà dei percorsi di animazione nelle strutture ospedaliere. La ricerca ha prodotto un codice deontologico e di figura professionale; un manuale delle buone prassi per analizzare i processi di umanizzazione delle strutture ospedaliere; un repertorio delle attività di animazione e un cd che raccoglie gli strumenti usati.

La formazione, ovvero un c! orso per 30 clown in corsia, strutturato in 300 ore di lezione! e un tirocinio presso le strutture ospedaliere delle regioni coinvolte.

La diffusione, tramite un sito internet, una pubblicazione conclusiva e un ciclo di interventi di micro-formazione rivolti ad operatori sanitari, medici, decisori politici tesi ad avviare processi di umanizzazione delle strutture sanitarie.