Primarie: potranno votare tutti i fiorentini

Il primo febbraio tutti i cittadini fiorentini potranno scegliere il candidato a sindaco del centrosinistra attraverso le elezioni primarie. Non sarà dunque il partito a farlo calare dall’alto delle sue stanze, ma saranno i cittadini a decidere. Una svolta per Firenze: è la prima volta che nel rinnovo del primo cittadino viene utilizzato questo strumento, quello delle primarie, ed alle urne  si attendono decine di migliaia di cittadini. C’è chi stima possano essere 50 mila o forse persino di più. Ma chi potrà andare a votare? Semplicemente tutti i residenti. Dai sedicenni in su anche extracomunitari.

Non sarà necessario avere una tessera del partito in mano, né la partecipazione implicherà l’iscrizione al Pd o al centrosinistra, anche se chi vota si impegna poi- moralmente – a sostenere il candidato uscito vincitore dalle primarie anche alle elezioni vere e proprie. I preparativi per questo evento senza precedenti sono già in corso. Il primo febbraio si voterà dalle ore 8 alle 21.

Verranno utilizzate molte delle sedi dove si erano già svolte le primarie del 14 ottobre: circoli, case del popolo e gazebo per un totale di 49 luoghi di voto. Ma verranno anche fatti alcuni aggiustamenti a seconda delle disponibilità attuali. “La gente è ormai abituata ai luoghi in cui è già stata a votare per le primarie -spiega Osvaldo Miraglia, responsabile organizzazione del Pd fiorentino- per questo cercheremo di non apportare troppe modifiche. E magari invece rafforzare questi luoghi, mettendo più scrutatori”.

I presidenti dei seggi saranno nominati dal Comitato per le primarie, e ogni presidente avrà un certo numero di scrutatori (rigorosamente a titolo volontario) che si occuperanno della registrazione dei partecipanti. Che si prevede raggiungeranno grandi numeri: “Considerato che alla scorse primarie erano andate a votare 35 mila persone -continua Miraglia- contiamo di raggiungere dai 40 ai 50 mila votanti. Non mi stupirei se fossero anche di più”.

Oltre ai tecnici del partito, sono i candidati che stanno vivendo la preparazione per le primarie. Entro il 15 novembre dovranno candidarsi ufficialmente e avranno tre settimane di tempo per raccogliere almeno il 10 per cento delle firme dei membri dell’assemblea cittadina (ciò significa almeno 24 firme su 236 membri). Soltanto quando le firme saranno validate potrà partire la vera e propria campagna per le primarie dei candidati. Tradotto, a metà dicembre. 

Al momento hanno dichiarato la volontà di “correre” quattro democratici: Matteo Renzi, giovane presidente della Provincia di Firenze, due assessori della giunta Domenici,  quello alla pubblica istruzione Daniela Lastri, e quello alla sicurezza Graziano Cioni, ed il deputato Lapo Pistelli, responsabile dipartimento esteri del Pd. Il partito detterà loro la cornice programmatica sulla quale dovranno sviluppare il proprio programma.

E sono già state approvate le regole della “competizione”. Niente pubblicità a pagamento su radio, giornali e televisione, soltanto contatto diretto dei candidati con la cittadinanza, con un tetto massimo di spesa di 45mila euro. Saranno “primarie vere ed aperte a tutti i cittadini, con la consapevolezza che la scelta delle candidature è solo il primo passo da fare, bene, per vincere le elezioni”, afferma il segretario toscano del Pd Andrea Manciulli.

E ancora le elezioni amministrative dovranno essere “un momento per parlare a tutta la Toscana”. I programmi e le soluzioni alle esigenze dei cittadini “devono essere il fulcro -continua- dei nostri pensieri anche quando utilizziamo lo strumento delle primarie che non devono essere un’arma per risolvere conflitti fra gruppi dirigenti o addirittura fra personalismi vari”. E allora dalle primarie il Pd cerca di partire: mettendo il cittadino e le sue esigenze al primo posto per costruire il suo programma.

 

“Uno strumento utile. Anzi utilissimo”. Parola di docente.

Primarie sì e di partito. Ma è bene che i candidati non siano intrappolati all’interno di una griglia di programma: altrimenti il cittadino non è in grado di capire chi realmente preferisce. A fare un analisi delle primarie del Pd è Leonardo Morlino, professore di scienza politica all’Istituto italiano di scienze umane (Sum).

 
Professore, partiamo dallo strumento, le primarie sono utili?
“Non utili, utilissime. E lo sono per due motivi fondamentali. Innanzitutto occorre guardare al forte problema di distacco dei partiti politici dalla società civile. Il cittadino comune mostra scontento, talvolta atteggiamenti di protesta e insoddisfazione. In questa chiave le primarie possono servire ad avvicinare di più i cittadini alla politica. Altro punto fondamentale: se condotte adeguatamente possono essere un modo di ricambiare la classe politica. A Firenze mi sembra che ci siamo: anche se molte idee andranno cambiate, ci sono ben quattro candidati a sindaco”.
 
Cosa intende per “adeguatamente condotte”?
“È chiaro che stanno emergendo delle regole, come i limiti nella spesa. Ciò che lo è meno, ed è il vero nodo, è il ruolo del partito nella formulazione del programma. Quello che sta succedendo è il tentativo da parte del partito di definire il programma e poi lasciare che i candidati si adeguino: è sbagliato”.
 
Perché?
“Se si impone una griglia ai candidati come facciamo a capire chi davvero preferiamo? I cittadini come fanno a stabilire chi va meglio per loro dei quattro in lizza, se tutti e quattro hanno lo stesso programma? Occorre dare libertà ai candidati per elaborare il proprio programma. Se no facciamo entrare dalla porta quello che cacciamo dalla finestra…”.
 
In queste primarie siamo vicini o lontani dal modello americano?
“Il modello americano è meglio che ce lo dimentichiamo. Le primarie sono uno strumento di selezione di candidati per le elezioni, quindi strettamente connesso alla legge elettorale. Dal momento che noi ce l’abbiamo diversa dall’America, lasciamo da parte il suo modello”.
Cosa ne pensa del tentativo che c’è stato di scegliere un candidato forte dal partito?
“Capisco che è nella nostra tradizione, ma era sbagliato. E alla fine la realtà si è imposta da sola. Vedo tutto questo una sorta di mezzo miracolo, considerata la città”.
 
E quanto alle primarie di coalizione?
“Le trovo meno convincenti, soprattutto nel contesto fiorentino. Si rischia di perdere il ricambio e lo svecchiamento del partito”.
Può fare qualche previsione per le prossime primarie?
“Troppo presto per fare previsioni, bisogna vedere se i candidati faranno delle buone campagne. La misura della partecipazione sicuramente condizionerà il risultato perché a seconda di quanti andranno a votare saranno favoriti alcuni più di altri. Ma ci sono tutti i presupposti perché la partecipazione aumenti rispetto a quella delle scorse primarie”.