“Domani pomeriggio (ndr, ieri per chi legge) sarà visibile presso la custode (all’ingresso della scuola) un documento che richiede il ritiro del decreto Gelmini. In caso di condivisione si prega di apporre la firma: sarà inviato al ministero dell’Istruzione”. Questo il testo dell’avviso che le maestre della scuola elementare Boccaccio hanno dettato ai propri allievi e che è stato riportato in un’articolo de Il Giornale della Toscana.

La notizia ha fatto subito scoppiare la polemica. “Assolutamente sbagliata la forma di protesta adottata da alcune maestre della scuola elementare “Boccaccio” commenta Jacopo Bianchi consigliere comunale Fi-Pdl . “Non può essere ammesso e consentito – continua Bianchi – l’uso della comunicazione alle famiglie nei diari o nei libretti scolastici ai fini dell’adesione ad una protesta politica, che farebbe bene a rimanere fuori dai cancelli delle scuole e, soprattutto, fuori dal coinvolgimento degli studenti della scuola primaria”.

“Invito tutti i genitori che abbiano ricevuto questo tipo di comunicazione ad ignorarla, in quanto si tratta di una diffusione assolutamente illecita ed impropria nell’ambito scolastico. Non temano, dunque, rappresaglie od inimicizie da parte del personale docente – precisa Bianchi – in quanto, sono certo che il Dirigente scolastico della scuola “Boccaccio” vorrà richiamare i suddetti maestri, nonché provvedere ad una più opportuna gestione della protesta sul decreto Gelmini, che, seppur legittima, deve rimanere al di fuori dal contesto della didattica e della normale vita all’intero della scuola”.

“Colgo dunque l’occasione per invitare docenti e sindacati a voler legittimamente proseguire la loro protesta e le loro rimostranze senza coinvolgere strumentalmente i nostri ragazzi – prosegue Bianchi – perché si tratterebbe di una forma poco corretta ed impropria, che rischierebbe soltanto di gettare ombra e discredito su quello che potrebbe essere, invece, un dibattito interessante circa il futuro della didattica nella scuola primaria”.

“L’Ufficio Scolastico provinciale non rimanga al di fuori di questo argomento – conclude Bianchi – e promuova immediatamente un tavolo di concertazione tra dirigenti scolastici e rappresentanze dei docenti al fine di garantire una forma di protesta più consona all’ambiente scolastico, anzitutto senza il coinvolgimento strumentale di studenti e genitori”.

Dello stesso parere anche Giovanni Donzelli (An-Pdl): “La protesta sindacale e politica è un diritto inviolabile e sacrosanto, anche se immotivato e fazioso come in questo caso, ma non deve coinvolgere in alcun modo i bambini. Maestre che coinvolgono gli alunni nelle proprie proteste vengono meno al ruolo educativo, non possono quindi continuare a rimanere in cattedra”.

“E’ necessario punirle anche con la sospensione e nel caso in cui dimostrassero di voler strumentalmente continuare a coinvolgere i bambini nelle proteste politiche, pensare anche al licenziamento – prosegue Donzelli – I bambini alle elementari pendono letteralmente dalle labbra della propria maestra, non hanno gli strumenti per discernere tra un opinione e un insegnamento. Prendono per verità assoluta ciò che gli viene dettato da chi siede dietro la cattedra. Abusare della fragilità dei bambini per coinvolgerli in proteste politiche e sindacali è una scorrettezza gravissima”.

“L’amministrazione comunale deve intervenire, altrimenti sarà complice di questo abuso – conclude Donzelli – Ho scritto inoltre alla Gelmini per chiederle che il Governo intervenga per tutelare la serenità dei bambini all’interno delle scuole”.