venerdì, 7 Maggio 2021
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San Niccolò: arte, crisi e voglia di farcela / FOTO

Via San Niccolò è ormai divenuta il 'rifugio' di artisti e gallerie d'arte. Ma la crisi è arrivata anche qui...

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Via San Niccolò è ormai divenuta il ‘rifugio’ di artisti e gallerie d’arte che, per scelta o per necessità, hanno rinunciato alla folla del centro rinascimentale della città e hanno aperto qui i loro studi. Parlano di sé come di una grande famiglia, ma non è certo tutto rose e fiori: la crisi è arrivata anche qui, dove peraltro incontra una professione complessa e instabile com’è per definizione quella dell’artista.

Tommaso Brogini è un giovane pittore attivo nella via dal 2004: “Quando arrivai qui San Niccolò non era com’è adesso. C’erano botteghe artigiane ma nessun artista. Credo però che queste piccole attività abbiano messo le basi di quell’ambiente che in seguito ha attratto tanti pittori e scultori con i loro atelier. Poi, come succede spesso, vedendo una realtà che in qualche modo ci affascina si inizia a crederci, si desidera contribuire alla sua crescita. E si continua a crederci anche adesso, in un periodo in cui, purtroppo, stanno chiudendo in tanti.”

Allora la crisi è arrivata anche qui.

“In generale quella del pittore è una professione complessa. Tutti i mesi, se non tutti i giorni, mi trovo a dover fare i conti con le spese che devo pagare. Non metto da parte assolutamente niente. Senza contare che mio padre mi dà sicuramente un grande aiuto dal punto di vista economico. Ma finché ce la faccio vado avanti. Il mio fine è stare qui e fare quello che amo. Sia chiaro, io organizzo anche corsi di pittura e disegno, Clet è passato dalla pittura all’installazione, altri disegnano e dipingono nelle piazze o nelle strade del centro. Vivere di sola pittura è dura. Non puoi stare qui ad aspettare il cliente. Devi muoverti, viaggiare.”

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Walter Bellini è invece un gallerista che da qualche anno si è spostato da via Lambertesca qui in Via San Niccolò: “In molti arrivano qui con tanto entusiasmo e fiducia nei riguardi della realtà artistica della strada. Lo stesso entusiasmo l’ho provato io. Sono arrivato con l’intenzione di far crescere questa zona, renderla meno turistica e commerciale e più adatta al mondo dell’arte contemporanea. Mi piacerebbe poter ancora credere che la cultura possa crescere da questa parte d’Arno, ma non è così. Perché la città non educa i propri cittadini a questo. Il fiorentino non visita le gallerie d’arte contemporanea. Non ha lo spirito per farlo o un museo che lo educhi. Forse vivendo nel bel mezzo del Rinascimento pensa di sapere già tutto. Nonostante l’arte si identifichi con il successo della città di Firenze, essa è tutta eredità. Una splendida eredità, per carità, ma il giovane artista non ce la fa ed è costretto a ‘scappare’.”

Pensa che il Comune dovrebbe fare di più per sostenere la realtà artistica della strada?

“Mi augurerei che facesse di più. Io adoro questo quartiere, però ha una pecca: qui si viene solo a bere e a parlare nei caffè o a passeggiare la sera. La strada non è ancora pronta a diventare l’equivalente di via Margutta a Roma. Io ci speravo molto. Mi era stato promesso dalla nuova giunta, prima che venisse votata, che si sarebbe impegnata a fare qualcosa per lo sviluppo del quartiere. Ma io questo sviluppo non lo vedo. Vedo solo tanti bar.”

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