domenica, 29 Novembre 2020
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Università toscana in crisi

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Le università toscane sono sull’orlo della banca rotta. Uscite che superano le entrate e conseguenti conti in rosso. Al momento l’università di Siena sembra “il malato più grave”. Si parla di un buco di bilancio di 50 milioni di euro, ma forse è pari al doppio se non al triplo. Per questo mese i dipendenti dell’università senese riusciranno ad avere il proprio stipendio, ma non si sa cosa accadrà il mese prossimo. Per questo l’ateneo sta valutando se vendere San Niccolò, l’ex ospedale psichiatrico oggi sede della facoltà di ingegneria.

Delle tre università toscane Pisa sembra essere quella con una situazione economica più stabile, infatti finora non risultano perdite. Il bilancio 2007 si è chiuso con un sostanziale pareggio tendente a un minimo attivo. Per il 2008, però, la situazione sembra complicarsi. I tagli dei fondi previsti dalla Finanziaria sottrarranno al bilancio dell’università pisana ben 9 milioni di euro all’anno. Minori entrate che saranno coperte da tagli alle spese ed prepensionamenti. Non saranno aumentate le tasse universitarie già ritoccate lo scorso anno.

Lo stato di salute di Firenze è leggermente meno preoccupante di quello di Siena, ma non si può certo parlare di una situazione positiva. Ogni anno, negli ultimi anni, per raggiungere il pareggio del bilancio l’ateneo fiorentino ha venduto i beni immobili in suo possesso (Villa Favard, le Montalve, la villa di via Gramsci), ma ora non era rimasto più nulla da vendere. I tagli dell’ultima Finanziaria rischiano di dare il colpo di grazia all’università di Firenze.

Oltre ai problemi economici gli atenei se la devono vedere anche con il decreto legge 112 che dal 2009 bloccherà il turn-over: un nuovo insegnante potrà essere assunto solo a condizione che siano andati in pensione cinque docenti nell’anno precedente. A Pisa si prevedono 81 pensionamenti,ma verranno messi a bando solo 33 posti per ricercatore e uno per professore associato; stessa situazione a Siena dove a fronte di 30 pensionamenti saranno assunti solo 8 ricercatori.

E’ quindi scattata la protesta dei ricercatori in tutte le università. Alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali di Firenze le lezioni del nuovo anno accademico non cominceranno poiché 102 ricercatori su 125 hanno aderito alla protesta ed il consiglio di facoltà è stato costretto a prendere atto che “risultano scoperti 146 corsi di insegnamento già affidati a ricercatori per l’anno accademico 2008/2009, e che a questi vanno aggiunti ulteriori corsi ancora da definire che potrebbero non avere più copertura”. Il giorno in cui era inizialmente programmato l’avvio delle lezioni verrà impiegato per un incontro tra docenti e studenti, in cui verranno spiegate le ragioni della protesta contro il ridimensionamento del sistema universitario

A Firenze, proteste anche ad Architettura il consiglio della ha deciso di utilizzare la prima settimana di avvio dei corsi, a cominciare il 29 settembre, per informare gli studenti “degli effetti negativi della normativa e sulle gravi e pesanti ricadute sul funzionamento e la qualità dell’attività didattica, scientifica e di ricerca”. Lo rendono noto, in un comunicato, i ricercatori della stessa facoltà. “Il consiglio di facoltà – si legge anche nel comunicato – prende atto del ritiro della disponibilità da parte dei ricercatori a coprire incarichi didattici per i quali avevano in precedenza dichiarato la propria accettazione”

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