Se fino al giorno dell’inaugurazione la città languiva come al solito in un torpore da bella addormentata, basta pronunciare la formula magica, P-I-T-T-I U-O-M-O, e tra locali, gallerie e villoni privati fioccano eventi, cene e inaugurazioni di ogni genere. E fin qui, niente di strano.

E’ normale che, marchi grandi e piccoli, sgomitino per inventare qualcosa e attrarre l’attenzione su di sé. La cosa che più fa sorridere è il nugolo di eventi che vivono di luce riflessa. Come mai, la settimana precedente al taglio del nastro alla Fortezza, non si trova un vernissage nemmeno a pagare oro e casualmente, durante i “Pitti days” la città pare esplodere, tanta è l’offerta culturale?

La strana razza di parassiti che contribuisce a gonfiare la lista degli appuntamenti non è sgradita alle passerelle ufficiali perché fa volume e aumenta la suggestione che genera la vista del calendario degli eventi. Dall’arte antica ai collezionisti di francobolli, dalle aperture straordinarie alle visite guidate. Ma se è vero che “business is business”, è vero anche che Firenze ha l’obbligo di fare bella figura con chi arriva. Compratori provenienti da mezzo mondo, che cronometrano i minuti necessari per visionare il campionario, criticare cose vecchie, elogiare le novità e prendere parte (spesso controvoglia) a cocktail e presentazioni.

Tanti, troppi i sorrisini di circostanza. Soprattutto quelli dei vip di turno, che gironzolano fingendosi interessati ai prodotti esposti negli stand. Cinque giorni e poi puff… La bolla di sapone esplode portandosi dietro lustrini e cotillon, senza che gran parte della cittadinanza (tutti gli estranei al mondo della moda) si sia resa conto del fermento.

Basta sfilate e paillettes. Basta eventi, basta clamore. Firenze si stanca in fretta e preferisce tornare a vestirsi da signora snob lasciando che il nuovo avanzi altrove. Da queste parti non si invecchia né ci si rinnova. Ci si cristallizza. Rimanendo fedeli al caro, vecchio lifting.