venerdì, 3 Dicembre 2021
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La lotta all’evasione sui banchi di scuola. Il prof è Carlo Monni

Arriva nelle scuole della provincia lo spettacolo, divertente ed educativo, che vede protagonista il comico fiorentino

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“Questo sistema d’illegalità danneggia soprattutto i giovani, perché ruba il futuro a loro e ai loro figli. Questa piaga dell’evasione fiscale impoverisce lo Stato, lo Stato deve tagliare, e dove taglia? Scuole, università, ricerca, formazione, cultura, insomma tutte quelle risorse che potrebbero permettere un futuro migliore alle giovani generazioni”.

LO SPETTACOLO. Uno spettacolo teatrale, che farà irruzione nei principali istituti duperiori della provincia di Firenze dal 17 gennaio al 10 febbraio, tenta di spiegare ai più giovani come combattere l’evasione fiscalie. Protagonista uno speciale Carlo Monni, che evade dal carcere di Sollicciano e, con il suo bel camicione a strisce e tanto di palla al piede come in un fumetto, si rifugia in una scuola. Ma ecco sopraggiungere un ufficiale in divisa e Carlo, spaventato, chiede aiuto ai ragazzi, nascondendosi tra loro come uno studente ripetente. Andrea è un giovane tenente della Guardia di Finanza venuto in classe per fare un intervento didattico sul Fisco.

LA LEZIONE. La sua lezione è continuamente contrappuntata dai buffi interventi del finto studente Carlo, il quale, invece di confondere la spiegazione, la rende anzi più gustosa e diretta. E così si spazia con leggerezza dall’etimologia del Fisco alla Finanziaria, dalla necessità democratica delle tasse alla mancanza di senso civico, dai luoghi comuni sulle categorie evasive alle ultime frontiere dell’evasione. Ad un certo punto Andrea scopre che Carlo è un evaso e lo costringe a raccontare davanti a tutti i motivi della sua reclusione. Per l’appunto si tratta di una brutta storia d’evasione fiscale.

CARLO MONNI. Ma anche il nostro bravo tenente ha rischiato di finire nella spirale dell’evasione. Vista la reciproca simpatia nata tra i due, Andrea si dimostra disposto a chiudere un occhio sulla presenza di Carlo in classe. Inaspettatamente è proprio Carlo a chiedere di essere ricondotto in cella: nel mondo libero, ormai dominato dall’esecrabile dittatura della televisione, non c’è più posto per la poesia, ma solo per il profitto e il successo. Almeno in cella, con i suoi compagni, può trascorrere lietamente il tempo dilettandosi ad imparare a memoria l’intera “Divina Commedia”, di cui dà un toccante stralcio, declamando per gli studenti l’appassionata storia di Paolo e Francesca.

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