sabato, 1 Ottobre 2022
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Recensione Album: Newermind

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Newermind non è Nevermind e la consonante che indica la dissonanza tra i due album lo sottolinea, un po’ come la s mancante davanti allo (s)watch marcava la differenza tra i due diversi accessori. Ma in questo caso le cover dell’album dei  Nirvana non sono una fedele riproduzione del modello originale quanto piuttosto una piacevole distorsione.

Il progetto nasce dal magazine americano Spin che in onore del ventesimo anniversario dall’uscita del loro album più significativo ha coinvolto artisti filo- cobainiani e non, per tentare di rileggere il disco della storica band di Seattle.

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La composizione, gratuitamente scaricabile da Facebook o Youtube, è dunque un progetto-tributo rivolto ad omaggiare i Nirvana attraverso il potente mezzo della condivisione collettiva offerto dalla rete. 

Le interpretazioni si allontanano molto dall’autentico Nevermind, ma è proprio attraverso questa nuova visione, eclettica e divergente dal prototipo che i brani acquisiscono una nuova consistenza. Del resto non avrebbe molto senso ascoltare l’album nell’illusione di rievocare l’inimitabile voce di Cobain in tutti i suoi filamenti esistenziali: in tal caso è meglio attendere inizio autunno, quando, in occasione del ventennale esatto dall’uscita del disco (24 settembre 1991) verrà pubblicato un cofanetto celebrativo del gruppo. 

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I musicisti qui presenti sono principalmente voci giovani con tendenze punk-rock cui si accordano anche altri talenti legati a diversi stili e generi, assimilati dal comune progetto di trasformare il grunge anni 90’ dei Nirvana in una nuova rielaborazione contemporanea.  

Non potevano mancare The vaseline della cui musica Cobain, nel proprio percorso umano-artistico, si infatuò follemente sostenendoli sempre con passione, seppur con modesti risultati, e che in questo personale tributo si impadroniscono di Lithium. Ai Meath Puppets che salirono sul palco con i Nirvana a New York nel 1993, è affidata l’apertura del disco e l’esecuzione dell’impegnativa e storica Smells like teen spirit, una versione che non suona altrettanto memorabile, se paragonata inoltre alla precedente cover suonata al pianoforte da Tori Amos. La celebre Come as you are, inserita dalla rivista Rolling Stone nella classifica delle cinquecento canzoni immortali, è tradotta e trasformata dai Midnight Juggernauts  in un meccanico gingle, molto lontano da ciò che era e decisamente molto meno accattivante. Polly e il timbro sussurrato di Amanda Palmer si muovono insieme a meraviglia, così come la morbida e malinconica voce femminile di Jessica Lee risulta perfetta per interpretare Lounge Act. Ascoltando Charles Bradley and the Menahan Street Band in Stay Away si ha l’esempio di una sorprendente trasformazione compiuta: l’energia corale e il ritmo del soul modificano e disperdono i fiumi di alcol e di fumo della scena di Seattle in una realtà solare e armonica. Cover altrettanto riuscita ma che si discosta meno dal filone rock alternativo è la versione di Breed di Titus Andronicus, così come appare altrettanto efficace In Bloom ad opera di Butch Walker. Il lavoro dei musicisti risulta difficile in proporzione al forte imprinting lasciato nella memoria degli ascoltatori dalla voce di Cobain, lavoro che a tratti stupisce per l’originalità mentre in alcune rielaborazioni appare non altrettanto valido.

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Il tributo rappresenta tuttavia un omaggio gradito né troppo ambizioso (come testimonia lo smyle in copertina) ad una band che ha segnato la vita musicale degli anni 90’ e lascia ancora oggi evidenti tracce del suo passaggio in chi suona ed ascolta. Newermind  celebra un momento musicale storico attraverso interessanti esperimenti sonori, terminati i quali per l’ascoltare sarà tuttavia arduo resistere alla tentazione di ricercare nella personale discografia il vecchio album dei Nirvana.

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