venerdì, 30 Ottobre 2020
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A Firenze la ”Hall of Fame del calcio”

Cerimonia di consegna dei premi in Sala d'Arme. Tra i presenti Ancelotti, Conte e Sacchi

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È l'esempio più lampante del calcio italiano esportato con successo all'estero, Carlo Ancelotti, il vincitore della Decima con il Real Madrid. L'ultimo successo in cinque stagioni oltre confine tra Chelsea, poi al Paris Saint Germain e appunto Real, di cui è tutt’ora l’allenatore.

Hall of Fame

Cinque stagioni in cui Carletto ha fatto incetta di coppe vincendo il campionato inglese e quello francese, una Coppa d’Inghilterra, una Community Shield. Prima di mettere in bacheca alla guida dei blancos la sua terza coppa dalle grandi orecchie (record a pari merito con Bob Paisley, storico coach del Liverpool), a cui fanno da corredo una Coppa di Spagna e una Supercoppa Uefa.

Sono cucite proprio addosso ad Ancelotti le parole pronunciate durante la cerimonia di consegna dei premi della “Hall of Fame del calcio italiano” da Tavecchio: “Vorrei spezzare una lancia in favore del calcio italiano, di speranza per il nostro calcio. Noi pensiamo al Paese. Quando si parla di fatturati, di altri discorsi, bisogna ricordare che qui c'è una cultura diversa. Quando un nostro allenatore o un nostro giocatore va all'estero, siamo contenti perché esportiamo la nostra cultura, la nostra filosofia. Se arbitriamo la finale dei Mondiali, vuol dire che abbiamo una struttura arbitrale forte”.

In Sala d'Arme

Da un allenatore internazionale ad un arbitro, Stefano Braschi, che ha toccato il punto più alto della sua carriera, arbitrando la finale di Champions League tra Real Madrid e Valencia. L'ex arbitro ed ex designatore di serie A nella splendida Sala d'Arme di Palazzo Vecchio ha donato come cimelio la divisa indossata nel 2000 proprio in occasione del match tra Real Madrid e Valencia. Mentre Carletto, prima di ricevere il premio dalle mani di Arrigo Sacchi e del Ct azzurro Antonio Conte, ha voluto consegnare al Museo del Calcio la sua maglia numero 9, indossata al Mondiale di Italia ’90. Un modo per ricordare la grande carriera anche con gli scarpini ai piedi.

Nella categoria Dirigente Italiano è stato premiato Giuseppe Marotta: “Sono onorato di entrare a far parte della ‘Hall of Fame’ – le parole dell’Amministratore Delegato della Juventus – la mia vita è stata dedicata a dar valore alle società in cui ho lavorato”. Più di trent'anni di carriera dal Varese (1978), fino alla Signora, collezionando nel suo palmares 3 Campionati italiani, 2 Supercoppe italiane e 2 promozioni in serie A. Come ha sottolineato Tavecchio: “Questa non è una semplice galleria dei ricordi, qui celebriamo gli esempi che servono al calcio italiano del futuro”.

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