giovedì, 4 Giugno 2026
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Kelp, kelp! Le fiamme, i sospetti e quel grido d’aiuto

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Riprendiamo il commento pubblicato sul profilo facebook di Jacopo Cecconi, giornalista fiorentino inviato del Tg3 sulla strage dei braccianti arsi vivi ad Amendolara in Calabria.
Taj Mohammad, immediatamente ribattezzato Bruce Willis dalla mia troupe, quando parla, non si capisce quasi nulla.
Sicché non è che sia facile, anche per chi fa le indagini, capire perché gli abbiano dato fuoco insieme ai suoi colleghi.
Non sa né l’italiano né l’inglese. È un Pashtun dell’Afghanistan. A casa sua non c’era linea e non si poteva usare nemmeno google translate. Del resto più di una mezzoretta non si poteva stare, perché c’avevamo da fare una diretta.
Si è capito solo, da lui e dall’altro suo amico superstite, Azmat, detto a sua volta Johnny Depp, che erano regolari in Italia (avevano la carta d’identità) ma qui in Calabria avevano lavorato per un po’ in nero, poi forse avevano avuto un contratto, ma insomma non venivano pagati e invece dovevano pagare loro in anticipo i due pachistani per la casa e il trasporto. Insomma, per qualche motivo, certamente economico, si erano ribellati.
Anche perché i due pachistani arrestati Bruce li definisce, stavolta con perfetta padronanza linguistica: “Mafia, mafia, mafia, capito? Mafia”. Sostiene anche di averli visti trafficare in droga.
Ieri alla conferenza stampa in questura qualcuno ha avanzato pubblicamente l’ipotesi che non sia vero nulla, che anche lui fosse un complice, perché sennò come faceva a salvarsi uscendo dal bagagliaio mentre la macchina bruciava. Questore e procuratore si sono guardati allibiti, perché non esiste nessuna ipotesi del genere attualmente. Ma ho sentito diverse persone, anche in paese, nei bar, fare questo discorso.
Quelli, chissà che combinano.
Non sarà mica che magari anche Bruce è un tipaccio e che magari non si tratta di una vittima di caporalato ma di un caporale a sua volta?
Non ce la racconta giusta quel Bruce.
Quindi attenzione. Se c’è un video che ti ritrae dentro una macchina, peraltro nel posto centrale del sedile posteriore, con due tizi che ti coprono di benzina e ti danno fuoco, ti si vede lottare per riuscire a tenere il bagagliaio aperto e poi esci da lì con una frattura alla mano e ustioni su gambe e braccia, non per questo si deve presumere che tu sia una vittima.
Forse perché essendo tu Bruce Willis, comunque, i tuoi nemici, cioè in realtà i tuoi amici, lo sapevano che tu saresti in qualche modo riuscito a uscire dalla Trappola Di Cristallo e dall’Armageddon messi insieme. Ti hanno solo fatto un assist per permetterti di passare da eroe. Quelli lì, sai, chissà che combinano.
Ora, magari verrà fuori che Bruce ha degli scheletri nell’armadio, non lo so. Può essere eh, come tanta altra gente, del resto.
Ma intanto stava dentro il minivan, c’è il video. Chiedersi cosa aveva fatto lui, ammesso che ci sia un qualunque indizio per sospettare qualunque cosa, è un po’ come chiedere a una vittima di violenza cosa aveva fatto per meritarsela. Anzi, è esattamente questo.
Intanto posso testimoniare un retroscena. Mentre stavamo uscendo di casa, Bruce e l’amico suo, a gesti e inglese smozzicato, ci hanno disperatamente chiesto aiuto.
Kelp, kelp!
Ho fatto capire che certamente, il sevizio in tv serviva proprio per aiutarli, renderli visibili, far sapere il dramma della loro storia.
Insistevano.
Il cameraman mi ha preso da parte e mi ha detto: guarda che secondo me vogliono quattrini.
Mi sono sentito molto scemo. Questi non riscuotono da due mesi, si sono fatti dare fuoco dalla disperazione, certo che non avranno una lira per mangiare. E infatti in casa non c’era lo straccio di una scatoletta di tonno o di barattolo di fagioli, un mezzo panino. Nulla.
Sono andato allora da Bruce e da Johnny e ho cercato di fargli capire che avevo lasciato il portafogli in macchina, ma che se avevano bisogno di 20 euro per fare la spesa glieli sarei andati a prendere.
Non capivano.
Ho tirato fuori le tasche dei pantaloni, facendo vedere due monete.
Non hanno esitato un millisecondo, non si sono nemmeno guardati fra loro.
Hanno alzato le mani e detto subito: no. In una qualche lingua, mi hanno detto inequivocabilmente: “Ci mancherebbe”.
Questa richiesta di Kelp Kelp non voleva dire che volevano soldi. Volevano protezione, lavoro retribuito, comprensione, un posto dove andare dopo che tutto intorno è andato in fiamme, letteralmente. Una presunzione di innocenza, almeno per chi è vittima.
Spero che la trovino.
Poi magari sono dei poco di buono, chi può dirlo. Io che li ho guardati negli occhi non ci credo, ma soprattutto, di fronte a un tentato omicidio subíto, questo non è rilevante.
(Foto tratta dal profilo facebook di Jacopo Cecconi)
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