Negli ultimi anni, in virtù dell’azione della regione Toscana questi vitigni sono stati recuperati e grazie a un progetto di valorizzazione realizzato da Arsia, saranno valorizzati. L’iniziativa è stata illustrata al Vinitaly nel corso di una conferenza stampa dedicata ai “veri toscani” in cui i protagonisti sono stati in particolare dieci vitigni autoctoni che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono stati salvati, riprodotti, e che sono così ritornati, a produrre vino. L’assessore regionale all’agricoltura, Susanna Cenni, che ha aperto l’incontro, ha evidenziato come la riscoperta dei vitigni autoctoni risponda a una delle strategie di fondo per la crescita del comparto vitivinicolo: quella di puntare sull’identità territoriale, al fine di salvaguardare la biodiversità, di ampliare la gamma dei potenziali sapori e dunque di crearsi un serbatoio notevole di potenziali novità. Lo studio, l’attività di selezione e poi di sperimentazione possono offrire ai produttori l’opportunità di accresce e differenziare l’offerta rispetto ai concorrenti puntando sul binomio vitigno territorio. Il progetto di valorizzazione dell’Arsia, volto a accrescere le conoscenze sui vitigni autoctoni, ma anche a incrementare la superficie coltivata con questi vitigni, ha permesso di studiare a fondo le caratteristiche di vitigni diffusi nell’area grossetana (mazzese, ciliegiolo e pugnitello), fiorentina (abrusco e abrostine), senese (foglia tonda), e in provincia di Massa Carrara (barsaglina, vermentino nero e pollera). Molti di questi vitigni autoctoni hanno offerto spunti di grande interesse. In particolare si sono confermate le potenzialità del foglia tonda per la produzione di vini a medio invecchiamento e quelle del mazzese per la produzione di vini giovani di largo consumo. E prospettive stimolanti in termini di qualità hanno offerto anche il pugnitello e l’abrusco. Grazie a queste ricerche si aprono dunque stimolanti prospettive in termini di varietà per i vini toscani: la nostra regione vanta un patrimonio di 127 vitigni iscritti al repertorio regionale (360 sono quelli censiti a livello nazionale) e 118 di questi sono a rischio estinzione. L’azione della Regione volta per la tutela delle risorse genetiche autoctone sta permettendo di salvare e di rilanciare questo patrimonio: nel 2005 Arsia ha pubblicato un libro che raccoglie i 53 vitigni autoctoni a uva nera, e un analogo libro con 40 tipologie di vitigni bianchi è stata presentato quest’anno al Vinitaly. Ma all’attività di monitoraggio e di conservazione segue ora quella di riproduzione dei vitigni, e di valorizzazione di quelle varietà dimenticate e che invece possono dare nuova linfa alla viticoltura toscana.