sabato, 8 Agosto 2020
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Al Vinitaly i veri toscani

I fratelli minori del Sangiovese si chiamano pugnitello e abrusco, foglia tonda e barsaglina, pollera e mazzese. Del più titolato vitigno condividono le radici toscane, ma, non la stessa fortuna, tanto che, in molti casi, hanno rischiato l’estinzione. Negli ultimi anni, in virtù dell’azione della regione Toscana questi vitigni sono stati recuperati e grazie a un progetto di valorizzazione realizzato da Arsia, saranno valorizzati. L’iniziativa è stata illustrata al Vinitaly nel corso di una conferenza stampa dedicata ai “veri toscani” in cui i protagonisti sono stati in particolare dieci vitigni autoctoni che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono stati salvati, riprodotti, e che sono così ritornati, a produrre vino. L’assessore regionale all’agricoltura, che ha aperto l’incontro, ha evidenziato come la riscoperta dei vitigni autoctoni risponda a una delle strategie di fondo per la crescita del comparto vitivinicolo: quella di puntare sull’identità territoriale, al fine di salvaguardare la biodiversità, di ampliare la gamma dei potenziali sapori e dunque di crearsi un serbatoio notevole di potenziali novità. Lo studio, l’attività di selezione e poi di sperimentazione possono offrire ai produttori l’opportunità di accresce e differenziare l’offerta rispetto ai concorrenti puntando sul binomio vitigno territorio,. Il progetto di valorizzazione dell’Arsia, volto a accrescere le conoscenze sui vitigni autoctoni, ma anche a incrementare la superficie coltivata con questi vitigni, ha permesso di studiare a fondo le caratteristiche di vitigni diffusi nell’area grossetana (mazzese, ciliegiolo e pugnitello), fiorentina (abrusco e abrostine), senese (foglia tonda), e in provincia di Massa Carrara (barsaglina, vermentino nero e pollera). Molti di questi vitigni autoctoni hanno offerto spunti di grande interesse. In particolare si sono confermate le potenzialità del foglia tonda per la produzione di vini a medio invecchiamento e quelle del mazzese per la produzione di vini giovani di largo consumo. E prospettive stimolanti in termini di qualità hanno offerto anche il pugnitello e l’abrusco. Grazie a queste ricerche si aprono dunque stimolanti prospettive in termini di varietà per i vini toscani: la nostra regione vanta un patrimonio di 127 vitigni iscritti al repertorio regionale (360 sono quelli censiti a livello nazionale) e 118 di questi sono a rischio estinzione. L’azione della Regione volta per la tutela delle risorse genetiche autoctone sta permettendo di salvare e di rilanciare questo patrimonio: nel 2005 Arsia ha pubblicato un libro che raccoglie i 53 vitigni autoctoni a uva nera, e un analogo libro con 40 tipologie di vitigni bianchi è stata presentato quest’anno al Vinitaly. Ma all’attività di monitoraggio e di conservazione segue ora quella di riproduzione dei vitigni, e di valorizzazione di quelle varietà dimenticate e che invece possono dare nuova linfa alla viticoltura toscana.

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Negli ultimi anni, in virtù dell’azione della regione Toscana questi vitigni sono stati recuperati e grazie a un progetto di valorizzazione realizzato da Arsia, saranno valorizzati. L’iniziativa è stata illustrata al Vinitaly nel corso di una conferenza stampa dedicata ai “veri toscani” in cui i protagonisti sono stati in particolare dieci vitigni autoctoni che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono stati salvati, riprodotti, e che sono così ritornati, a produrre vino. L’assessore regionale all’agricoltura, Susanna Cenni, che ha aperto l’incontro, ha evidenziato come la riscoperta dei vitigni autoctoni risponda a una delle strategie di fondo per la crescita del comparto vitivinicolo: quella di puntare sull’identità territoriale, al fine di salvaguardare la biodiversità, di ampliare la gamma dei potenziali sapori e dunque di crearsi un serbatoio notevole di potenziali novità. Lo studio, l’attività di selezione e poi di sperimentazione possono offrire ai produttori l’opportunità di accresce e differenziare l’offerta rispetto ai concorrenti puntando sul binomio vitigno territorio. Il progetto di valorizzazione dell’Arsia, volto a accrescere le conoscenze sui vitigni autoctoni, ma anche a incrementare la superficie coltivata con questi vitigni, ha permesso di studiare a fondo le caratteristiche di vitigni diffusi nell’area grossetana (mazzese, ciliegiolo e pugnitello), fiorentina (abrusco e abrostine), senese (foglia tonda), e in provincia di Massa Carrara (barsaglina, vermentino nero e pollera). Molti di questi vitigni autoctoni hanno offerto spunti di grande interesse. In particolare si sono confermate le potenzialità del foglia tonda per la produzione di vini a medio invecchiamento e quelle del mazzese per la produzione di vini giovani di largo consumo. E prospettive stimolanti in termini di qualità hanno offerto anche il pugnitello e l’abrusco. Grazie a queste ricerche si aprono dunque stimolanti prospettive in termini di varietà per i vini toscani: la nostra regione vanta un patrimonio di 127 vitigni iscritti al repertorio regionale (360 sono quelli censiti a livello nazionale) e 118 di questi sono a rischio estinzione. L’azione della Regione volta per la tutela delle risorse genetiche autoctone sta permettendo di salvare e di rilanciare questo patrimonio: nel 2005 Arsia ha pubblicato un libro che raccoglie i 53 vitigni autoctoni a uva nera, e un analogo libro con 40 tipologie di vitigni bianchi è stata presentato quest’anno al Vinitaly. Ma all’attività di monitoraggio e di conservazione segue ora quella di riproduzione dei vitigni, e di valorizzazione di quelle varietà dimenticate e che invece possono dare nuova linfa alla viticoltura toscana.

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