giovedì, 13 Maggio 2021
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Arriva l’hamburger ”doc” di chianina

A dieci anni esatti dalle misure straordinarie che impedivano la macellazione di animali adulti, e tagli bovini come la ''bistecca fiorentina'', Coldiretti presenta a Roma, in occasione presentazione dello studio su cambiamenti alimentari, gli hamburger ''doc'' di carne chianina.

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Trenta chilogrammi di hamburger “doc” di carne chianina toscana per non dimenticare, dieci anni dopo, le misure straordinarie varate per far fronte alla “mucca pazza”, e gli effetti dirompenti sulla tavola e sulle abitudini alimentari dei toscani.

IL PRODOTTO. Dopo il “terremoto” provocato dalla più drammatica emergenza sulla sicurezza alimentare conosciuta anche come Bse, a dieci anni di distanza esatti, gli effetti in Toscana sono stati tutt’altro che negativi. A rilevarlo è Coldiretti Toscana (www.toscana.coldiretti.it) che presenterà a Roma, mercoledì 9 marzo, in occasione della presentazione del primo studio sui cambiamenti nel piatto degli italiani (ore 10 in via XXIV Maggio 43, presso la sede di Coldiretti) alla presenza dell’allora Ministro all’Agricoltura e attuale Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, gli hamburger “doc” di carne chianina, nati all’indomani dell’embargo per la Bistecca Fiorentina, celebre piatto della tradizione toscana che, per ben sette anni, era stata bandita dalla tavola.

PROTAGONISTI. “E’ arrivato il momento – spiega Tulio Marcelli, presidente regionale Coldiretti – che gli allevatori toscani tornino protagonisti del mercato, riconquistando un ruolo centrale e determinante anche in prospettiva delle scelte politico ed economiche della Regione. Attraverso la cooperazione e il modello consortile, come stanno dimostrando diversi esempi in Toscana, e penso alla Cooperativa dei produttori senesi e alla stessa cooperativa di Firenzuola per citarne alcuni, gli allevatori hanno la reale possibilità di acquisire, tutti insieme, una maggiore forza contrattuale nei confronti dei canali di commercializzazione. Ricordare un capitolo della storia agricola come la mucca pazza significa dare valore agli allevatori toscani”.

MUCCA PAZZA. Se in tutto il mondo la mucca pazza è stata un danno con calo spaventosi dei consumi, in Toscana ha avuto l’effetto opposto. “In Toscana la mucca pazza, o Bse, ha avuto effetti positivi ed immediati – analizza Roberto Nocentini, presidente regionale Allevatori e presidente della Cooperativa Agricola Firenzuola – le vendite di carne sono raddoppiate grazie alla tracciabilità della filiera. Il consumatore si è fidato delle carni toscane e dei produttori toscani, e le ha premiate a differenza di altre tipologie di carne che invece hanno subito pesanti contraccolpi. Sulle produzioni di carne locali, toscane – spiega ancora – si sono subito visti gli effetti con un raddoppio delle vendite, un trend che stiamo tenendo tutt’oggi. La tracciabilità garantisce la sicurezza alimentare, e chi consuma”.

BISTECCA. Un ritorno, quella della bistecca fiorentina, salutato dalla Coldiretti e da tutti gli appassionati con una mega grigliata a Firenze per sancire lo stop del periodo di proibizionismo – era il 1° gennaio 2006 – e la possibilità, per i produttori, di tornare a macellare, con diversi tagli, animali anche adulti. “La Bistecca fiorentina è uno dei prodotti simbolo – conclude Roberto Madde, direttore regionale Coldiretti – della toscanità più conosciuti nel mondo. In Toscana esiste una filiera della carne certificata e garantita in ogni fase, dalla nascita all’ingrasso, dalla macellazione al sezionamento, che ha permesso alla zootecnica addirittura di incrementare le quote di mercato di vendita attraverso la garanzia di un prodotto allevato e macellato secondo criteri e regolamenti molto rigidi. La mucca pazza ha contribuito a rendere ancora più evidente un percorso di tracciabilità che in Toscana era già in atto molto prima”.

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