Arriva una nuova mostra al MAD Murate Art District di Firenze: è Dis/Enchanted Interiors, la prima personale istituzionale in Italia dell’artista Anna Perach prodotta da MAD Murate Art District, Fondazione MUS.E, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze.
La mostra è allestita presso MAD e presso il Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo e proseguirà fino al 12 luglio 2026 a ingresso gratuito.
Il progetto
Il progetto, finanziato nel quadro del programma PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, promosso dall’Unione Europea, valorizza la relazione tra Patrimonio e produzione contemporanea, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e alla pluralità delle prospettive culturali, quale attività di disseminazione nell’ambito del progetto PN Metro MAD Murate Art District: la cultura come driver di ripresa, a fianco del primo master in Mediazione Trans-culturale del Patrimonio e del Contemporaneo, coordinato da Valentina Gensini e attivato da Fondazione MUS.E con Istituto per l’Arte e il Restauro di Palazzo Spinelli. La mostra rappresenta il quarto anno di collaborazione tra le due istituzioni.
Il progetto, a cura di Veronica Caciolli e Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD, si propone come una retrospettiva sull’opera dell’artista nell’ultimo decennio, ma anche come esposizione site-specific che indaga i temi del colonialismo, dell’esotismo, delle tradizioni popolari, dell’identità e del femminile.
Chi è Anna Perach
Nata a Zaporizhzhia (URSS, 1985) Anna Perach vive e lavora a Londra. Il suo lavoro si concentra sull’interpretazione del folklore, della mitologia e delle tradizioni narrative in una prospettiva di genere. Perach crea ambienti abitati da sculture utilizzando la tecnica di tessitura nota come tufting, spesso impiegata per la realizzazione di tappeti. Le sue sculture, indossabili, risiedono nello spazio liminale tra oggetto e “pelle”, e vengono attivate in performances. Il tappeto, inteso come simbolo domestico che accompagna i viaggi dell’artista sin dagli inizi della sua carriera, accoglie e innesca una serie di riflessioni sulla migrazione culturale.
La selezione di opere della nuova mostra al MAD Murate Art District
MAD presenta una selezione di opere, realizzate tra il 2019 a oggi.
Mother of Monsters si ispira all’omonimo racconto di Guy de Maupassant del 1883 in cui una donna realizza corsetti in grado di deformare il corpo durante la gravidanza, causando la nascita di bambini con anomalie fisiche per farne un commercio lucroso. Perach rielabora questa inquietante narrazione per interrogare le forme di controllo e disciplinamento imposte al corpo femminile. Il corsetto diventa così un dispositivo ambiguo: una struttura rigida che protegge e al contempo costringe, contenendo i fluidi, comprimendo il cambiamento e rendendo visibile la tensione tra generazione, violenza e trasformazione.
Alkonost incarna la donna-uccello della mitologia slava: sposa abbandonata dal suo futuro marito, umiliata e disperata, questa figura archetipica si lascia annegare nel fiume da cui riemerge come creatura ibrida, donna-uccello. Appollaiata sui rami degli alberi, intona canti seduttivi, allo scopo di divorare i corpi degli uomini che le si avvicinano. “Nella mia rivisitazione della storia di Alkonost mi interessa la trasformazione femminile da una posizione di vittima, abbandonata e priva di potere, a quella di una ‘femme fatale’ che è al tempo stesso affascinante ed estremamente pericolosa. Impotente rispetto alla possibilità di conformarsi con la società patriarcale attraverso il matrimonio, Alkonost reagisce allora scatenando il suo ‘appetito’ per il piacere e la distruzione” (Anna Perach).
In Uncanny Valley una serie di teste ricamate ripropone la macabra processione di teste mozzate che circondano la casa della Baba Yaga nella fiaba russa Vasilisa la Bella. La tecnica del tufting di Perach infonde a ciascuna testa un aspetto distinto ma stranamente familiare, rendendole veicolo di memoria culturale ma evocando al contempo la sensazione inquietante di ’“uncanny valley”, un termine coniato nel 1970 dal robotico giapponese Masahiro Mori per descrivere il disagio provato quando si incontra una figura dalle sembianze quasi umane, ma inquietantemente non del tutto.
Questa e altre opere riflettono la recente ricerca di Anna Perach, concentrata sulla storia della stregoneria e su come sia stata demonizzata durante il periodo dell’Illuminismo, sminuendo il ruolo della donna e confinandola nello spazio domestico. La sua Dismembered Venus trae ispirazione sia da fonti archetipiche in cui il corpo femminile appare accompagnato da presenze bestiali, che storiche, in cui esso viene frammentato, rispetto alla pratica scientifica delle “veneri anatomiche” del XVIII secolo, raffiguranti cere femminili passive, a disposizione del medico maschio, che poteva sezionarle e ricostruirle a proprio piacimento.
Due nuovi lavori dell’artista nella galleria al primo piano di MAD e al Museo di Antropologia e Etnologia
Per l’occasione, l’artista ha inoltre realizzato due nuovi lavori esposti in galleria al primo piano di MAD, mentre il giorno dell’inaugurazione, giovedì 14 maggio alle 18:00, sarà possibile assistere all’attivazione di alcune opere in una performance ideata in dialogo con la coreografa Barbara Carulli e interpretata dalle performer Margherita Bugli, Claudia Querusti e Laura Ciani, allieve danzatrici di Centro Culturale Garage P., Toscana Media Arte, sviluppata grazie alla collaborazione con il sound artist SADI.
Per il Museo di Antropologia e Etnologia, l’artista realizzerà un’opera che tradisce una profonda autocritica disvelando vedute di interni della casa di famiglia. Emigrati dall’Unione Sovietica dopo il crollo del regime comunista, i genitori di Perach si trasferirono nel paesaggio desertico del sud di Israele e arredarono la loro casa con oggetti che, all’epoca del regime, erano considerati simboli di status sociale. Tra questi figurano sfarzose carte da parati e tessuti ispirati alle tradizioni francesi e italiane, maschere africane e statuine asiatiche in porcellana. Questi manufatti rappresentavano la ricchezza e il potere dell’Occidente dalla prospettiva sovietica e indicavano il privilegio di poter viaggiare, limitatamente a una élite, a causa delle restrizioni di uscita imposte dall’URSS. Perach decide significativamente di collocare questo lavoro fuori dal percorso museale, che decide di non abitare.
MAD Murate Art District
Piazza delle Murate, Firenze
Martedì-Sabato 14:30-19:30
murateartdistrict.it
Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo
Via del Proconsolo 12, Firenze
Martedì-Domenica 9-17
sma.unifi.it


