La caccia all’opera fantasma di Leonardo da Vinci continua, grazie a una sonda inserita dietro l’affresco di Vasari. Ma non mancano le polemiche.

SONDA. Ieri, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, sono riprese le ricerche affidate al National Geographic, affiancato dagli esperti “nostrani” dell’Opificio delle pietre dure. La scorsa estate le analisi effettuate con uno speciale radar hanno rilevato un’intercapedine dietro l’affresco di Vasari che si trova attualmente sulla parete. Adesso si entra nella seconda fase, quella più delicata.

LE ANALISI. In due distaccamenti del muro, due fessure grandi circa 7 millimetri, è stata inserita una sonda endoscopica, dotata di una microtelecamera. Gli esperti hanno così iniziato a spiare cosa si trova dietro la “Battaglia di Marciano della Chiana” di Giorgio Vasari.

IL PASSO INDIETRO. Adesso si valuterà se effettuare alcuni “buchi”. Queste analisi invasive dividono però gli studiosi, tant’è che ieri uno dei principali esperti di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, Cecilia Frosinini, ha rinunciato all’incarico di seguire la fase finale, rifiutandosi di coordinare la “bucatura” della parete.

L’IPOTESI. L’intera operazione è stata autorizzata dal ministero dei Beni culturali ed è svolta sotto tutela della soprintendenza e con l’affiancamento tecnico dell’Opificio delle Pietre Dure. Secondo gli studi di Maurizio Seracini, uno dei massimi esperti della “Battaglia di Aghiari”, l’opera di Leonardo sarebbe stata salvata da Vasari, a cui fu affidata la riorganizzazione di Palazzo Vecchio.

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Immagini: David Yoder/National Geographic, Shannon Jensen/National Geographic