Dalle prime ore di oggi, 29 febbraio, la Guardia di Finanza è impegnata in operazioni antimafia in otto regioni italiane. Tra queste c’è anche la Toscana. La misura di prevenzione patrimoniale antimafia è stata emessa dal Tribunale di Prato.

IL CLAN. Le numerose e minuziose indagini di natura economico – patrimoniale, hanno consentito di individuare una fitta rete di soggetti prestanome attraverso cui, i componenti del noto clan camorristico “Terracciano”, notoriamente dedito alle estorsioni, all’usura ed allo sfruttamento della prostituzione nell’area fiorentino-pratese, hanno tentato di impedire la riconducibilità dei beni sottoposti alla misura di prevenzione patrimoniale a loro stessi.

ACCERTAMENTI. Le Fiamme Gialle fiorentine hanno proceduto all’esecuzione di mirati accertamenti bancari sulle operazioni degli ultimi 10 anni di due uomini di origine napoletana e principali esponenti del clan Terracciano, a seguito dei quali hanno scoperto come gli stessi, grazie alla collaborazione dei loro prestanome, riuscissero a riciclare i proventi delle proprie attività illecite reinvestendole in normali attività commerciali apparentemente a loro non riconducibili. I riscontri sui prestanome hanno consentito anche di accertare come, in alcuni casi, questi fossero personaggi legati da vincoli di parentela ed amicizia, e come, in altri, alcune vittime del clan fossero progressivamente diventate sempre più complici dei loro carnefici fino alla completa associazione al sodalizio criminale.

CAMORRA. Entrambi provenienti dall’ambiente partenopeo e già condannati di appartenere alla “nuova camorra organizzata” del boss Cutolo, hanno saputo costituire, una volta trasferitisi in Toscana, un sodalizio criminale con altri personaggi campani e toscani residenti nella nostra Regione, rendendosi promotori di una nuova associazione camorristica del tutto autonoma da quella partenopea. Il clan è collegato all’omonima famiglia che già dal 1971 risulta affiliata alla N.c.o del temibile boss Raffaele Cutolo così, come stabilito da una sentenza del 1985. I componenti del clan, si sono trasferiti nel pratese, all’inizio degli anni ’90.

I TERRACCIANO. Il curriculum camorristico dei Trecciano non si è interrotto una volta arrivati in Toscana e non ha neanche tagliato i legami con i territori d’origine. Nella zona di Prato e Firenze, fin dal loro arrivo, il clan è riuscito ad avere notevoli disponibilità economiche derivate da delitti che venivano commessi anche in altre zone. Il clan, fin dall’inizio, è stato basato su vincoli di sangue che rendevano così affidabili i soggetti cui facevano capo le attività criminali, attive soprattutto nel campo dei locali notturni e dell’usura. Infatti i Trecciano sono noti per reati di estorsione, usura, sfruttamento alla prostituzione e riciclaggio di denaro ”sporco” ed è riuscito, in 20 anni, a costruire un sodalizio criminale potente appoggiandosi anche su altri personaggi campani presenti in Toscana. Ed è così che è diventata un’associazione camorristica del tutto indipendente da quella partenopea.

L’IMPRENDITORE. L’operazione ”Ronzinante” ha coinvolto 71 persone tra familiari e prestanome dei Terracciano ed ha consentito di accertare anche il coinvolgimento diretto di un noto imprenditore pratese 41enne, il quale, proprio grazie alle ingenti somme di denaro messe a disposizione dal clan camorristico, è divenuto titolare di una delle catene di ristorazione più note del comprensorio fiorentino-pratese-pistoiese che comprende ben 10 ristoranti e pizzerie, alcuni dei quali situati all’interno o in prossimità di importanti e frequentatissime strutture commerciali come l’Uci Cinemas di Campi Bisenzio o l’Outlet di Barberino del Mugello.

I SEQUESTRI. Le fiamme gialle fiorentine hanno sottoposto a sequestro 44 società, 31 immobili (sparsi sul territorio nazionale, di cui 21 nella sola Toscana), 67 rapporti finanziari, 2 cassette di sicurezza. Tra i beni sequestrati, anche l’immobile presso il quale ha sede un noto locale notturno di Prato, un lussuoso yacht di 12 metri del valore di oltre 300.000 euro e alcune decine di autovetture di grossa cilindrata. Sequestrata anche una scuderia con 17 cavalli da corsa. Tutto per un valore complessivo di circa 41 milioni di euro.