Nuove regole per un Calcio Storico diverso.

Più trasparenza di vincoli nei confronti delle associazioni di colore, controlli più efficaci e calcianti under 40, nati a Firenze oppure residenti nella provincia del capoluogo toscano.

Questi alcuni dei vincoli imposti dal nuovo regolamento del calcio storico approvato recentemente all’unanimità.

Ma serviranno queste regole? La speranza c’è, ma cosa ne pensano quelli che calpestano la sabbia di Piazza Santa Croce, quelli che non si tirano mai indietro nella lotta, quelli che in campo nel bene e nel male, ci scendono davvero.


Abbiamo scelto così d’incontrare non un calciante qualsiasi, ma un giocatore simbolo.

Gianluca Lapi, la storica bandiera dei verdi che ha scambiato due chiacchiere in esclusiva con noi.


Papi non è un personaggio comune per molti motivi. E’ un leader carismatico, un uomo che parla deciso, ma chiaro. Le sue parole sono di un’efficacia disarmante.


Lo incontri e capisce subito perchè sia una bandiera: carisma, personalità non gli mancano ed in più, a modo suo, è pure un filosofo…


Esordisce senza tanti giri di parole affermando che il Calcio Storico di oggi non è più il suo. Non è più quello di questi lunghi 28 di militanza nella squadra dei verdi perchè, a suo vedere, stanno venendo meno quelli che sono i tre principi cardine dei calcianti: onore, rispetto e sportività.


“Noi siamo i discendenti dei lottatori dell’arpastum, quelli greci e romani. Nel nostro sport c’è un richiamo alla guerra, alle arti, al rugby. Siamo dei cavalieri e non ce lo dobbiamo dimenticare.

Oggi non è più così. I giovani vogliono solo menar le mani, senza rispetto alcuno per la nostra storia, per niente e nessuno.

Non è un male del calcio storico però questo intendiamoci, ma è un male dell’intera società. Una mancanza di valori incredibile che si rispecchia in Piazza Santa Croce come in ogni altro aspetto della vita quotidiana”.


Lapi insiste nella sua spiegazione portandoci un esempio pratico:


“Basta prendere i principi fondamentali dello sport, anche di quelli più duri ed applicarli. Ad esempio la boxe: arte nobilissima. Sul ring ci si picchia sodo, ma quando si scende siamo amici come e più di prima. Questa è sportività, onore e rispetto”.


Inutile poi chiedere a uno come lui, divagando un po’, perchè la risposta è scontata, se il calcio moderno sia a suo avviso originato da quello fiorentino.


“Certo che sì, non si spiegherebbero altrimenti le moltissime troupe televisive di ogni mondo che ogni anno vengono a Firenze a filmare i nostri gladiatori”.


“Pensa – racconta ancora Lapi – “che mi hanno raccontato di aver visto mie immagini e filmati in ogni angolo del mondo: dalla Thailandia agli Usa e fino al Giappone dove mi salutano con l’inchino chiamandomi Lapisan.

Eppure noi facciamo questo sport solo per amore e passione, non siamo pagati, non lo siamo mai stati e le regole le dettano altri”.


Eccoci al nodo. Le regole.


“Chi le detta ovviamente cerca di fare il meglio, ma cosa ne sanno i burocrati e i politici del nostro gioco se non sono mai scesi in campo? Quando ci sono nuove regole da imporre non vengono mai coinvolti i calcianti anche se è vero che è molto difficile farlo perchè, ahimè, fra le quattro squadre non c’è molta sintonia…

Persone serie che vogliono fare solo il bene del Calcio Storico in questi ventotto anni ne ho conosciute. Però il problema è che, quando trovavi un referente giusto i giochi della politica facevano ruotare le poltrone e zac, si ripartiva da capo”.


E pensare che Lapi è anche un modesto. Lui goleador di tutti i tempi della storia del Calcio in Costume, minimizza sulle 100 cacce e più attribuitele su internet.


“Sono molte meno sicuramente, non le ho mai contate, ma saranno più o meno 60, certo è che però sono quello che ha segnato di più in assoluto”. Ribadisce.

“Anche se ancora non ci dormo a pensare a quella caccia che ho sbagliato nel 2003 è che ci è costata il match per un mio errore”.


Gli occhi intesi gli brillano forte quando parliamo di cose più strettamente legate al campo e non alle regole.


“In questi 28 anni ho visto cambiare molto il gioco. Un po’ come nel calcio, oggi nel Calcio Storico si corre molto di più. Prima era importante far correre il pallone, oggi corrono gli uomini”.


Ricorda con giusto orgoglio di essere stato uno dei primi veri corridori. Quella la sua forza, in un epoca in cui in campo scendevano omoni grossi, ma statici lui andava via, scappando come una lepre, anche passando fra le gambe di quegli omoni ed andava a segnava cacce su cacce.


In pieno amarcord ricorda gli allenamenti tecnici e tattici in cui si studia – puntualizza – anche le tecniche di guerra.


Ebbene sì, non bisogna stupirci. Basta riflettere per capire che lo schieramento in campo delle squadre fiorentine altro non è che lo schieramento di due eserciti contrapposti prima di una battaglia.


Lapi non è deluso dal calcio storico a cui ha dato moltissimo, E’ forse deluso del fatto che questo non è più il suo calcio.


“Eppure io ho dato tanto e pagato tanto, anche troppo per questo sport…” conclude.


La domanda finale é d’obbligo.


“Se scenderò in campo a giugno? Non so, dipende dalle mie condizioni fisiche e sopratutto dalle nuove regole. Io quarant’anni gli ho passati da un pezzo…


Noi speriamo che Gianluca Lapi possa scendere in campo. Al di là delle regole e dei colori urgono dei leader e lui lo è.