Firenze al primo posto nelle spese per l’istruzione e per le funzioni generali, nelle posizioni di vertice per l’assistenza e la cultura. E’ quanto emerge dall’indagine pubblicata oggi dal Sole 24 Ore che “fotografa” i 102 comuni capoluogo sulla spesa pro-capite su una serie di servizi (assistenza, cultura, istruzione e altro) e che vede Firenze ai vertici nazionali.

 

L’indagine del quotidiano di Confindustria induce però l’assessore alle risorse finanziarie Tea Albini a una richiesta: “Si tenga conto, nella elaborazione della ‘Carta delle Autonomie’ che dovrà determinare i costi standard per i comuni, delle varie realtà e del livello dei servizi cui abbiamo ‘abituato’ i cittadini di Firenze con nostre risorse”. Dati più che positivi, ma che secondo l’assessore Albini potranno rappresentare un problema “se non si terranno conto di certe peculiarità. Le scelte che abbiamo operato ci portano a essere in una posizione invidiabile e ad aver garantito certi livelli qualitativi, ma paradossalmente essere primi in queste graduatorie potrebbe non rappresentare un vantaggio”.

Il disegno di legge sul federalismo fiscale, approvato dal consiglio dei ministri venerdì scorso, prevede infatti che una parte del finanziamento dello Stato ai comuni debba essere definito solo per i cosiddetti “costi standard” (che andrebbe a superare il concetto di “spesa storica”), il cui calcolo individua la quota uniforme di spesa per abitante nelle diverse funzioni. In ogni territorio dovrà essere tenuto conto dell’ampiezza demografica, della presenza di zone montuose, delle caratteristiche sociali e produttive dei singoli Enti, della presenza di servizi esternalizzati e di quella dei servizi svolti in forma associata.

“A queste voci – ha sottolineato l’assessore Albini – vorrei fosse aggiunta quella relativa al livello qualitativo. I numeri riportati dal Sole 24 Ore si commentano da soli, ma ci devono portare a una riflessione. Quale sarà il ‘costo standard’ di una città come Firenze, abituata a livelli di qualità elevati con risorse del proprio bilancio, senza bisogno di ricorrere a finanziamenti per decreto per ripianare i debiti?”.