sabato, 23 Ottobre 2021
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La pioggia di questi giorni? Non risolve il problema della siccità. Parola di esperto

Lo ha affermato il climatologo Giampiero Maracchi: ''Per risolvere efficacemente il problema della siccità dovrebbero cadere ogni giorno, per i prossimi tre mesi, 10 millimetri di pioggia, cosa assolutamente improbabile''. Poi prevede: ancora pioggia fino alla prima decade di maggio.

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Il problema della siccità resta nonostante la (tanta) pioggia di questi giorni. E se lo dice un esperto come lui, purtroppo, c’è da crederci.

PIOGGIA E SICCITA’. “Per risolvere efficacemente il problema della siccità – ha spiegato Giampiero Maracchi, noto climatologo e vicepresidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, intervenendo al convegno ‘Ambiente. Cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile’ promosso dalla Fondazione Cesifin dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e svoltosi stamani a Palazzo Incontri – dovrebbero cadere ogni giorno, per i prossimi tre mesi, 10 millimetri di pioggia, cosa assolutamente improbabile. Va invece considerato che, a primavera (da aprile a giugno) la piovosità normale complessiva è attorno ai 300 millimetri e l’evaporazione, sempre in questo stesso periodo, è di tre millimetri il giorno che, nel trimestre, corrisponde complessivamente a 270 millimetri. Dunque l’acqua di queste settimane, pur consistente, non risolve il problema delle falde, dei laghi e dei fiumi ma è comunque estremamente utile per l’agricoltura perché incide sui primi strati del terreno”.

PREVISIONI. “Potrei osservare – ha aggiunto Maracchi – che ha proprio ragione l’antico proverbio ‘terzo aprilante, quaranta di’ durante’, e dobbiamo aspettarci ancora acqua fino alla prima decade di maggio. Perdureranno anche i fenomeni già registrati da tempo, quali le siccità autunnali e invernali, gli sfasamenti stagionali con arrivi precoci della primavera e ritardi dell’autunno. Relativamente alle cause di questo cambiamento, e come ampiamente pubblicato sulle riviste scientifiche, esso ha le sue ragioni nella quantità enorme di gas serra che è stato immesso negli ultimi 100 anni. Le piogge intense, ad esempio, in un clima come quello mediterraneo, si sono sempre verificate ma, se prima avvenivano una volta ogni 30 anni, ora si verificano ogni anno. Ritengo che l’uomo abbia ancora tutte le possibilità per poter intervenire, ma è un processo legato ad un nuovo modello di sviluppo che tutti dobbiamo darci. Mi rendo conto che è facile da dire, ma molto meno da realizzare, ma dovremo cominciare a governare i fenomeni e a non lasciarli solo al libero mercato che non si deve certo limitare, ma che oggi non funziona più”. 

POLITICHE AMBIENTALI. ”Anche se il baricentro della disciplina normativa per contrastare l’emergenza climatica è quella dell’Unione Europea – ha osservato a sua volta il professor Gian Franco Cartei dell’ Università di Firenze – occorre un diverso modello di pianificazione da parte degli enti locali e della Regione, per tentare di conseguire uno sviluppo territoriale idoneo a contrastare una situazione che ha già creato molti problemi alle popolazioni e ai territori. Se sul piano internazionale ci sono ancora difficoltà a trovare regole vincolanti a tutela dell’equilibrio ambientale, a livello comunitario abbiamo già oggi una disciplina molto precisa e dettagliata che gli Stati sono chiamati ad attuare. Sul piano nazionale, purtroppo nel nostro Paese manca da tempo una politica energetica e questo non ci aiuta. Relativamente alla Toscana, sono in evidente sofferenza molti territori, tra cui, in particolare, la Lunigiana, il Casentino e larga parte del territorio collinare e costiero, nonchè il bacino dell’Arno e degli altri fiumi che appaiono sempre meno in grado di far fronte all’emergenza idrica. Se questa regione vuole continuare ad essere quella particolare caratterizzazione di bellezza e di attrattiva che tutti amiamo e conosciamo, deve perseguire con grande fermezza le politiche ambientali e di tutela del territorio”.

ENERGIE RINNOVABILI. Una risposta a questa emergenza, ha spiegato Maria Grazia Pazienza dell’Ateneo fiorentino, ”giunge anche dalle energie rinnovabili (i cui costi sono scesi in questi anni in maniera impressionante) ma la discussione in atto è sul tipo di tecnologia da favorire, senza discriminare quelle alternative, e se l’ estrema concentrazione di sforzi sul fotovoltaico (nel 2011 l’Italia è stato il quarto investitore mondiale) sia la strategia più efficace nel lungo periodo. Occorre dunque intervenire con decisione perché le imprese sono da tempo disorientate da un quadro normativo frammentario e molto instabile ed è necessario articolare tutti gli strumenti normativi per avere un piano efficace per combattere il mutamento climatico’’.

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