martedì, 26 Gennaio 2021
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Lavorare il vino è ”pericoloso” per la salute

La prevenzione si fa sul posto di lavoro: un convegno in’azienda agricola sui rischi di chi lavora nel settore vitivinicolo.

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La prevenzione si fa sul posto di lavoro: un convegno in’azienda agricola sui rischi di chi lavora nel settore vinicolo.
RICERCA.Dietro a un buon calice di vino, oltre a tanta fatica, ci sono, spesso, anche tanti rischi nella vigna, in cantina, fra i tini. Per comprendere meglio a cosa si espongono i lavoratori che operano nelle aziende vitivinicole toscane e in particolare sulle morbide colline del territorio fiorentino, e soprattutto per suggerire le migliori modalità di prevenzione dei lavoratori, i ricercatori dell’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica di Firenze (I.S.P.O.) e dell’Unità Funzionale di Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro dell’Azienda USL 10 di Firenze hanno avviato un’indagine che oggi ha avuto un momento di confronto per mettere a punto come  procedere nelle ricerche.

SEMINARIO. Il seminario dal titolo ”Esposizione a rischi chimici, biomeccanici e da radiazione solari ultraviolette nell’agricoltura” si è tenuto in una importante azienda agricola del territorio fiorentino ed ha coinvolto la Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Firenze.

RISCHI. Secondo questa ricerca, i rischi per la salute dei lavoratori nella coltura della vite sono in particolare legati all’esposizione ai prodotti fitosanitari, al sovraccarico biomeccanico nelle operazioni di potatura manuale ed alla postura che l’agricoltore assume per ”strappare” il prezioso frutto alla pianta che talvolta comportano l’insorgere di patologie o disturbi anche molto fastidiosi.

IL COMMENTO. ”Per comprendere appieno le problematiche di prevenzione – spiega Giuseppe Petrioli, responsabile del Dipartimento di Prevenzione della Asl 10 – sono stati distribuiti questionari a 150 lavoratori di 7 aziende agricole che operano nella zona del Chianti fiorentino svolgendo tutte le fasi della coltivazione della vite e della trasformazione del suo succo in vino”.  ”Gli epidemiologi di ISPO – spiega Gianni Amunni, direttore generale di Ispo – hanno invece posto la loro attenzione in particolare al rischio da radiazione solare ultravioletta nei lavoratori che operano all’aria aperta, e questo nell’ambito di un piano mirato della Regione che ha coinvolto molte aziende agricole in quasi tutte le province della Toscana”.

STUDI. I questionari distriburiti sono volti a valutare i disturbi cutanei, quelli respiratori, le complicazioni  muscolo-scheletriche. Sono stati presi in esame lavoratori prevalentemente maschi. Da una prima analisi è stato possibile evidenziare come procedure più stringenti ed un comportamento più attento dei lavoratori abbia determinato una riduzione del rischio nel rientro in coltura dopo il trattamento con fitofarmaci nel corso degli anni (tra il 2002 ed il 2010). Inoltre è stata particolarmente studiata la potatura invernale, effettuata sia con forbici elettriche che manuali; che determina in particolare rischio da sovraccarico biomeccanico agli arti superiori e da posture incongrue  Da una prima analisi, i disturbi muscolo scheletrici più frequenti sono risultati essere a carico della colonna lombare, di mani-polsi, delle spalle e del collo.

PIANO. Il piano ha già messo in luce che la protezione da questa fonte cancerogena  non è ancora  adeguatamente diffusa tra i lavoratori e che si rendono pertanto necessarie iniziative mirate di prevenzione. Lo studio ha coinvolto, oltre ad Ispo e Asf, le dermatologie dell’Università di Firenze, Siena e l’ospedale di Grosseto, i servizi PISLL ed anche il Laboratorio di sanità pubblica e il LAMMA-CNR. Il lavoro svolto dai tecnici di Ispo e dell’Azienda sanitaria di Firenze mira ovviamente non tanto alla conoscenza dei problemi, ma soprattutto alla diffusione delle conoscenze necessarie a favorire l’adozione di misure preventive tecniche organizzative e procedurali e di comportamenti individuali corretti indispensabili sia nei momenti lavorativi che in quelli ricreativi. Sulla scia dell’esperienza maturata ISPO proporrà la prosecuzione degli interventi di prevenzione sia primaria che secondaria direttamente nelle aziende, in particolare con un programma di visite dermatologiche da effettuare sui luoghi di lavoro grazie all’Unità mobile recentemente ristrutturata e già utilizzata in occasione della manifestazione Corri La Vita.

I NUMERI. I dati raccolti finora, ascoltando anche le testimonianze di 292 lavoratori tra cui 151 agricoltori, hanno evidenziato, per esempio, che l’impiego di abbigliamenti idonei a contrastare elevate dosi di radiazione solare ultravioletta è raro e episodico. I dermatologi hanno effettuato in totale 637 visite: di queste, il 40% , per un totale di 260 soggetti,  riguarda lavoratori impegnati nell’agricoltura. Tra loro, sono stati riscontrati alcuni tumori della pelle (carcinomi) e casi di cheratosi attinica oltre a foto-invecchiamento della cute.

 

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