martedì, 22 Settembre 2020
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Panificio militare, respinto il ricorso della società

Respinto dal Tar della Toscana il ricorso della proprietà dell'ex Panifico militare contro l'amministrazione comunale. Confermata così - spiega il Comune - la legittimità delle scelte di Palazzo Vecchio, che aveva annullato le Dia presentate dai privati per la ristrutturazione degli edifici presenti nell'area. I lavori annunciati dovranno essere interrotti.

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Panificio militare, respinto il ricorso della società. I lavori che la proprietà aveva annunciato il 10 marzo scorso dovranno essere dunque interrotti, quanto eventualmente eseguito dovrà essere demolito, e dovrà essere ripristinato lo stato precedente. La sentenza della terza sezione del Tribunale amministrativo afferma che l’operato del Comune “risulta legittimo”, “adeguatamente giustificato dalla copiosa motivazione di ordine tecnico-amministrativa” e “in sintonia con le prescrizioni del Piano regolatore”; in concreto, si conferma che nell’area dell’ex Panificio militare, trattandosi di una zona destinata ad attrezzature pubbliche e interessata da un cambio di destinazione d’uso, per iniziare i lavori non è sufficiente la Dia, ma è necessario un piano di recupero concordato fra proprietà e amministrazione comunale.

La sentenza conferma la validità anche di una delibera del Consiglio Comunale del 13 ottobre 2008, con la quale si era dettata una specifica disciplina per tutte le aree che presentino situazioni simili a quella del Panificio militare, vincolandone il diverso utilizzo alla predisposizione di un Piano di Recupero da approvarsi da parte del Comune. La conferma della piena validità dei provvedimenti comunali consente una gestione urbanisticamente ordinata dei grandi contenitori, già destinati a funzioni pubbliche o di pubblico interesse, che venissero a perdere la originaria destinazione.

Con la proprietà dell’ex-Panifico Militare l’amministrazione aveva peraltro già avviato un confronto, finalizzato alla predisposizione di un Piano di Recupero, che portasse una soluzione “urbanistica” al contenzioso tra Comune e proprietà dell’area, contemperando le reciproche esigenze; ma ad oggi, come scrive il Tar, a questa iniziativa “non ha fatto seguito l’adozione da parte del Comune di alcun provvedimento e/o determinazione conclusiva”: quindi “l’assenza di atti che possano dirsi sostitutivi del disposto annullamento delle Dia, o comunque satisfattivi delle posizioni fatte valere dalle Società ricorrenti, impedisce nella maniera più assoluta di configurare il venir meno in capo alle medesime dell’interesse sostanziale e processuale alla decisione di merito del ricorso”.

Sulla vicenda era recentemente intervenuto il vicesindaco Beppe Matulli, che il 17 marzo scorso aveva spiegato al consiglio comunale gli ultimi passaggi amministrativi. “In data 10 marzo 2009 – aveva detto il vicesindaco – è stata presentata all’Amministrazione comunale una comunicazione di inizio lavori riferita a una delle 9 DIA presentate nella primavera 2007; la Dia prevede la realizzazione di un sistema di garage privati interrati posti nel resede della porzione dell’area collocata tra via Da Empoli, via dei Marignolle e via Mariti. La Dia faceva parte di una più ampia serie di progetti di ristrutturazione edilizia finalizzata a riconvertire i fabbricati ex militari alla funzione residenziale sulla base dell’asserito presupposto che il vincolo di destinazione pubblica dell’area fosse da considerarsi decaduto. La Dia peraltro era stata dichiarata nulla con ordinanza 786 del 12 luglio 2007 prontamente impugnata davanti il Tar della Toscana che, tuttavia non aveva ancora concesso la sospensiva richiesta dalla proprietà; l’istanza di sospensiva era stata invece accolta del Consiglio di Stato con ordinanza 1557 del 18 marzo aveva sospeso l’efficacia del provvedimento del Comune, fino alla decisione di merito da parte del Tar della Toscana”.

Decisione che oggi è stata resa nota, e che conferma la legittimità delle ordinanze con le quali il Comune aveva dichiarato nulle le Dia presentata dalla proprietà. Quindi, come allora annunciato dal vicesindaco, “i lavori eventualmente eseguiti nel frattempo, in forza dell’ordinanza del Consiglio di Stato, sono da considerarsi privi di titolo e conseguentemente soggetti alla applicazione delle sanzioni ripristinatorie di cui al titolo VIII, capo I della Legge Regionale 1/2005”. Proprio per dare concreta attuazione a quest’ultima argomentazione, gli uffici della Direzione urbanistica il 13 marzo scorso avevano dato avvio al procedimento finalizzato alla eventuale applicazione delle sanzioni ripristinatorie di cui al titolo VIII, capo I della Legge Regionale 1/2005; avvio di cui è stata inviata comunicazione formale alla Rubens Immobiliare e al legale rappresentante della società, titolari delle Dia. In concreto, si comunicava alla proprietà che se la sentenza del Tar fosse stata favorevole all’amministrazione, i lavori iniziati l’11 marzo dovevano essere interrotti, le opere realizzate demolite e doveva essere ripristinato lo stato precedente.

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