venerdì, 26 Febbraio 2021
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Un catasto delle terre bruciate

Ultimo via libera da parte del consiglio comunale all'istituzione del catasto dei boschi e dei pascoli percorso dal fuoco. Si tratta della mappatura di aree destinate a bosco e a pascolo che negli ultimi anni sono state colpite da incendio e sulle quali, proprio sulla base della legge, scattano una serie di vincoli come quello della inedificabilità

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Previsto sia dalla legge nazionale che da quella regionale, in realtà questo catasto è stato portato a termine da neanche la metà dei comuni. E tra questi adesso c’è anche l’Amministrazione fiorentina.

Oggi il consiglio comunale ha dato l’ultimo via libera all’istituzione del catasto e all’elenco dei terreni da inserire nel registro. Arriva così a conclusione un lavoro lungo e complesso che ha visto la collaborazione del Corpo Forestale provinciale e dello Stato, della Regione Toscana e dei Vigili del Fuoco.

È stato infatti necessario fare una attenta analisi dei terreni che potevano rientrare nell’elenco individuando quelli che rispondono ai criteri di legge. Poi sono state individuate esattamente le aree sul campo, sono state delimitate, verificare e riportate sulle mappe catastali.

“Siamo soddisfatti di questa delibera – ha dichiarato il presidente della commissione consiliare urbanistica Antongiulio Barbaro – anzi tutto perché attiva una procedura utile per scoraggiare gli incendi dolosi con fini speculativi. Poi perché la procedura seguita dall’Amministrazione comunale, ovvero l’intervento direttamente sul Piano regolatore, consente la massima trasparenza a favore di tutti i cittadini”.

I terreni che rientrano nei parametri di legge e quindi inseriti nel registro sono tre: si trovano rispettivamente a San Lorenzo a Serpiolle, in via Montalbano e in via Bolognese. Per questi, una volta che saranno espletate le procedure previste (approvazione del consiglio comunale, pubblicazione dell’elenco all’Albo Pretorio, osservazioni dei cittadini, controdeduzioni e definitiva approvazione) scatteranno i vincoli previsti dalle norme. Ovvero divieto di cambio di destinazione d’uso per almeno 15 anni, inedificabilità per 10 anni, divieto di caccia e pascolo, divieto di attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale con risorse pubbliche (a meno di specifica autorizzazione).

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