martedì, 24 Novembre 2020
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Viareggino arrestato in Francia. E’ morto in cella

Un abitante di viareggio è stato trovato morto in cella in circostanze tuttora da chiarire per arresto cardiaco. Aveva lamentato soprusi e violenze già da mesi in carcere.

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Nel marzo scorso Daniele Franceschi, carpentiere viareggino di 31 anni, divorziato e con un figlio di 9 anni, si era recato in Costa Azzurra per vacanza assieme a degli amici. Il gruppo ha deciso una sera di tentare la sorte ad un casinò, ma quando Franceschi si è avvicinato al banco per pagare le fiches con la carta di credito, il personale ha notato delle irregolarità e ha avvertito la gendarmeria.

ARRESTATO AL CASINO’. L’italiano è stato condotto in carcere a Grasse, nell’entroterra di Cannes, in circostanze ancora da chiarire al meglio. Durante i mesi di detenzione alla madre di Franceschi sono arrivate molte lettere dove venivano contestati soprusi e violenze subite dal giovane in carcere. Gli sarebbero state rifiutate le cure anche durante un attacco di febbre alta.

LA MORTE IN CELLA. Nella notte tra martedì e mercoledì scorso poi, Daniele Franceschi è morto nella sua cella, ufficialmente per “arresto cardiaco”. I familiari hanno appreso la notizia solamente dopo 3 giorni e ha incaricato un avvocato di occuparsi del caso e la madre ha rivolto un appello alle autorità francesi e al console per fare chiarezza.

Alla madre e alla sorella del viareggino morto in carcere, che si sono recate di corsa a Nizza appena saputo della morte del familiare, non è stato concesso di vedere il corpo del giovane.

LA DENUNCIA DELLO ZIO. Sull’ultimo giorno di vita di Daniele poi, racconta lo zio, sono state fornite versioni discordanti: “Io ho parlato con il direttore del carcere e lui mi ha spiegato che l’avevano controllato in cella alle 13.30, e Daniele stava bene. Poi, alle 17, l’avevano trovato morto”.

“All’avvocato francese che ci assiste – continua lo zio – è stato invece detto che, siccome Daniele non stava tanto bene, l’avevano portato in infermeria e gli avevano fatto l’elettrocardiogramma. Dato che il risultato era stato negativo, l’avevano riportato in cella. Ma mi chiedo: non era il caso di trattenerlo? Chiunque, anche un detenuto, ha diritto ad un’assistenza umana”. 

DOMANI L’AUTOPSIA. L’autopsia sul corpo dell’italiano a Nizza si svolgerà domani, e non oggi come detto inizialmente, e anche qui insorge la famiglia. “Abbiamo saputo che un medico di fiducia italiano avrebbe potuto seguire l’autopsia su mio figlio – racconta all’Ansa Cira Antignano –. Ma non sapevamo come procurarcelo. Così, ho mandato venerdì un fax al ministero della Giustizia chiedendo aiuto, chiedendo di avere un medico legale da portare dall’Italia, ma non ho ricevuto risposta. Dopo l’autopsia forse potremo farlo tornare a casa. Ma i francesi, sull’esito, potranno raccontarci quello che vorranno”.

Dalle ultime ricostruzioni dei fatti inoltre è venuto fuori che il decesso per infarto sarebbe avvenuto alle 19.15 del 25 agosto; le autorità consolari italiane sono state avvertite soltanto il giorno dopo alle 11 e la famiglia nel primo pomeriggio del 26

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