In Italia non esiste una legge che riconosca e finanzi centri antiviolenza, ma la Toscana si dà da fare: verrà distribuita nelle strutture di assistenza, nelle province, università, scuole, farmacie, centri commerciali, associazioni per immigrati, ma anche ai concerti del Mandela Forum una brochure informativa sulle strutture e i servizi, suddivisi per province con contatti ed orari di apertura.

Fa parte del progetto anche il sito web www.regione.toscana.it/maipiusola e il servizio assistenza con numero verde 800.860070, oltre al numero antiviolenza già attivo 1522. Saranno attivati numerosi servizi a cui parteciperanno associazioni di volontariato, consultori, sedi ospedaliere, servizi sociali, tutti coordinati dalle province.

Tra le iniziative della regione sul tema anche “Fili e trame” con l’Associazione Artemisia, uno spettacolo corale del Teatro delle donne, “Violenza negata” e nell’ambito della festa della legalità lo spettacolo teatrale “Articolo Femminile. Analisi logica della carta stampata” con Daniela Morozzi e la regia di Patrizia Turini e Leonardo Ciardi.

“Oggi abbiamo deciso di presentare questa campagna regionale come omaggio e celebrazione di questa data – ha detto Federico Gelli, vicepresidente della Regione -. Nello specifico nell’anno 2004 per il reato di violenza sessuale il dato toscano è pari a 8 reati per 100mila abitanti contro 6,4 reati per 100mila abitanti in Italia, nell’anno 2005 lo stesso dato è di 8,6 contro il  valore italiano di 6,8 ed ancora nell’anno 2006 il valore toscano sale a 10,1 reati contro il valore italiano pari a 7,6″.

“Nel periodo 2006-2007 invece – ha continuato Gelli – i delitti denunciati per il reato di violenza sessuale registrano una diminuzione del 6,6% a fronte di un aumento per lo stesso periodo del totale dei reati (+3,2%). Questo quadro evidenzia comunque la necessità di un intervento istituzionale forte“.

“Per combattere questo fenomeno – ha proseguito il vicepresidente – sono irrinunciabili misure pubbliche che facciano luce sulle dinamiche della violenza nel contesto familiare e sociale, che rendano possibili azioni strategiche permanenti, come quella che presentiamo qui oggi”.

“Un mancato governo politico di questi processi rischierebbe di indebolire la percezione della gravità del fenomeno violenza che necessita al contrario di un impegno quotidiano diffuso sul territorio attraverso un sistema condiviso di strumenti e azioni e un’adeguata informazione e formazione a tutti i livelli”.