venerdì, 5 Giugno 2020
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Firenze, più che da bere, da guardare!

Gatta ci cova.Una città divisa in quartieri? Macchè. Firenze si divide in locali, location, lounge e luoghi (ma questi ultimi solo per i meno pretenziosi), scimmiottando malamente quella Milano da bere che ormai ha stufato pure i milanesi.

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Sette anni e un vago appeal da “intrusa” consentono di vedere più di quanto gli occhi dei fiorentini doc – quelli che l’ombra del campanile di Giotto non la cambierebbero nemmeno con quella della Tour Eiffel – riuscirebbero mai a notare.

Nella città viola ognuno ha il il “suo” locale. Cucito addosso come i vestiti di una bambola di pezza. (Tant’è che la persona che frequenta il posto x, la si riconosce in primis dall’abbigliamento). Tutto avviene come se la ricerca spasmodica del luogo ideale per bere un drink riuscisse a far trovare al popolo della notte un “posto al sole”, un “posto in società”, un “posto nell’universo” e via discorrendo. Una sorta di cammino ascetico al quale dedicare tempo e fatica, pena l’esclusione dal giro.

Ma quali meccanismi portano alcuni locali a riempirsi fino al limite dell’asfissia ed altri a restare desolatamente vuoti? Non è dato saperlo. Si potrebbe tentare di inquadrare i movimenti della Florentia by night, sfruttando i precedenti scientifici di chi ha analizzato gli spostamenti, apparentemente illogici, di alcune specie animali (leggi: galline). Ma nella pratica fiorentina questo metodo si è rivelato un flop. Meglio, e meno faticoso, prenderne atto.

Ci sono i ragazzi con il maglioncino appoggiato sulle spalle, e le ragazze con il bauletto Louis Vuitton e la frangia, in coda davanti a due famosi locali del lungarno Corsini e di piazza Strozzi, mentre i ragazzi un po’ più giovani (i “pische”) gravitano coi loro ciuffi alla Paul McCartney “de noantri”, davanti ad una discoteca poco distante. E ancora c’è chi affolla piazza Demidoff e piazza Poggi, mentre Santa Croce diventa sempre di più avamposto degli americani in vacanza. Ma il vero “rifugium peccatorum” è piazza Ferrucci. Presa d’assalto nel weekend, è la meta preferita di chi si ferma sul “confine”, senza varcare le pericolose “colonne d’Ercole” della Ztl.

Dulcis in fundo ci sono quelli dell’Oltrarno. Un po’ bohemien e volutamente fuori dal coro. Si ritrovano in piazza Santo Spirito, vivono la strada e si muovono nel raggio di massimo centro metri quadrati. Sono quelli che riempiranno – questo è l’augurio – i locali dell’anonimo imprenditore romano che ha recentemente comprato gran parte degli sporti che si affacciano sulla piazza. Buona fortuna. Che la folla sia con lui.

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